Diritto alla vita, l’offensiva europea di Ruini

In platea Casini, Andreotti, Gianni Letta, ministri e parlamentari che si sono schierati per l’astensione sulla procreazione

Massimiliano Scafi

da Roma

L’aborto? «Un piccolo omicidio». L’ha scritto il Papa, nel suo ultimo libro L’Europa di Benedetto, lo ripete adesso il cardinale Camillo Ruini. L’interruzione di gravidanza, sostiene, «ci porta a smarrire l’identità umana e far prevalere il diritto della forza sulla forza del diritto». E tocca proprio all’Unione europea, insiste il presidente della Cei, «in crisi di culture» e in crisi di consenso dopo i referendum sul Trattato costituzionale, affrontare la questione: «Un punto fondamentale per l’Europa è il diritto alla vita. C’è un problema morale, prima che giuridico, ed è il dovere di accogliere l’altro e di trattarlo come persona e non come cosa».
Marcello Pera non ritiene necessario, dopo il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita, «rimettere in discussione» la legge 194, ma è d’accordo con il cadinale Ruini su un punto cruciale. «Perchè - si chiede - con le legislazioni sull’aborto e sulla procreazione artificiale, il diritto del feto e dell’embrione a non essere soppressi deve cedere alla libertà individuali? Forse perché un piccolo omicidio non è un omicidio autentico?».
A Palazzo Wedekind, sede storica del Tempo, Ruini e Pera tengono a battesimo il nuovo libro del Pontefice, scritto quando Joseph Ratzinger era ancora cardinale. La stanza è affollatissima, Nelle prime file siedono il presidente della Camera Pierferdinando Casini, i ministri La Loggia, Tremaglia e Stanca, Gianni Letta, Giulio Andreotti, Sandro Bondi, Luca Volontè. C’è insomma la punta di diamante del fronte astensionista che l’altra domenica ha fatto mancare il quorum. Il cardinal vicario riassume il senso del volume, che raccoglie tre conferenze tenute dall’allora cardinale Ratzinger in tre distinte occasioni. Filo conduttore, il rischio che venga tagliato il legame dell’Europa con il cristianesimo e con i suoi valori.
Nel nostro continente, dice Ruini, «c’è una logica della razionalità che sembra dominare, una forma attuale e apparentemente compiuta dell’illuminismo per la quale è razionalmente valido solo ciò che è sperimentato». E questo fa sì «che Dio venga escluso dalla vita pubblica». E il Papa, racconta il cardinale, affronta pure «la questione del rifiuto delle radici cristiane dell’Ue: una tale razionalità pretende infatti di essere universale, cioè valida per tutti e autosufficiente ed esclude che il cristianesimo possa essere un elemento determinante nella costruzione dell’Europa di oggi». Ma con questo modo di ragionare, conclude Ruini, si arriva «all’esatto capovolgimento del punto di partenza di una cultura che ha creduto nella liberazione dell’uomo». Tra i «criteri fondamentali della dignità della persona» Ruini ci mette pure «il matrimonio uomo-donna»: da qui il nuovo no alle nozze gay e ai patti di convivenza, che il cardinale definisce «piccoli matrimoni».
Pera «laicamente» ripete che un ritocco della legge sull’aborto non è nell’agenda parlamentare. Però è «dispiaciuto» che questo argomento «sia stato usato in maniera impropria nel corso della campagna referendaria». Quanto alla sua decisione di non votare, conferma «la validità della scelta» anche perché «il dibattito è stato sostanzialmente fuorviante».
Eppure, aggiunge, di queste cose bisogna impare a parlarne spesso, visto che la fede avrà un’influenza sulla elezioni del 2006. «Il risveglio religioso - prevede il presidente del Senato - , cioè la richiesta di valori, ha già giocato un ruolo nelle elezioni americane e può giocarlo anche nei Paesi europei, Italia compresa». Un’ondata teo-con?. «Ormai nella politica di casa nostra - risponde - non c’è più nessuno che voglia relegare la Chiesa a soggetto privato e personale». Il tracollo del sì, spiega, ha infatti cambiato molte cose: «La Chiesa ha diritto di essere una voce e non credo ci siano ancora forti tentazioni per relegarla in un ghetto. Quello che è visto durante il referendum è tale da scoraggiare chiunque lo pensi».