Disabile morto a Santa Severa: tre gli indagati

L’operatore addetto al controllo dei monitor e due funzionari dovranno rispondere di quanto accaduto al 27enne tetraplegico

Alessia Marani

Indagati per omicidio colposo l’addetto alla sorveglianza dei monitor con telecamere fisse nelle stanze dei degenti e i due direttori sanitari della struttura, il funzionario incaricato della Asl Rm F e il responsabile del centro, in merito alla morte di Giorgio R., il ragazzo 27enne tetraplegico e con grave ritardo mentale, morto domenica notte soffocato con la testa incastrata tra le sbarre di protezione del suo letto nella casa di cura e riabilitazione «Anni Verdi» a Santa Severa. Il giovane, seguito dagli assistenti della Onlus da ben 14 anni, è deceduto intorno all’una dell’altra notte probabilmente nel tentativo di scendere dal letto. Giorgio che per la sua malattia ha dei movimenti improvvisi e scomposti del corpo, è scivolato tra le sbarre. «In quel momento - aveva spiegato il direttore sanitario della Asl, Concetto Saffioti - l’operatore di turno ai monitor si era assentato per andare alla toilette, quand’è tornato al suo posto ha dato subito l’allarme». L’autopsia è stata fissata per oggi, ma già da un primo esame esterno il medico legale ha stabilito che il disabile - trovato con il corpo penzolante fuori dal letto e la testa incastrata tra le sbarre - ha avuto una morte lenta, di almeno 15 minuti fino a un massimo di 30. Mentre l’operatore ha detto di essersi allontanato per una manciata di minuti. Non solo. Il pm Cotronei della Procura di Civitavecchia dovrà accertare, ora, gli standard di assistenza e sorveglianza sui 53 disabili psico-motori ospitati nell’edificio di via dei Normanni, la cui gestione dal 7 luglio scorso per decreto del prefetto, incoraggiato dallo stesso assessore regionale alla Sanità, Augusto Battaglia, è passata di mano dalla Onlus direttamente alla Asl Rm F. Dopo mesi di braccio di ferro tra l’amministrazione di «Anni Verdi» - che vanta un credito nei confronti della Regione di circa 70 milioni di euro per sovvenzioni non erogate - e la Pisana - che per il pagamento degli stipendi e la copertura delle spese avrebbe, invece, offerto a malapena 4 milioni di euro - la prefettura, dunque, ha emesso un ordine di requisizione dell’immobile. Afferma l’avvocato Mauro Lancellotti, presidente onorario dell’Ente morale: «Con un atto arrogante e irresponsabile la Regione non solo ha trovato il modo di “liquidare” un suo fornitore senza pagarlo ma ha anche messo a rischio la vita degli assistiti». Replicano dalla Asl Rm F: «Rispetto alla precedente gestione sono stati mantenuti gli stessi turni e gli stessi sistemi di controllo dei degenti».