Disabile ridotta in fin di vita

Una furia senza motivo L’assessore alle Politiche Sociali Belviso: «Gesto folle e ignobile»

Disabile picchiata ferocemente e ridotta in coma da un pregiudicato di 56 anni. É successo sabato notte in un appartamento a Casal Bertone. La vittima è una donna di 50 anni ricoverata in prognosi riservata. L’uomo R.T., dedito all’uso di alcol e sostanze stupefacenti, è stato arrestato per tentato omicidio dalla squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi. L’aggressore, che aveva affittato una stanza del proprio appartamento alla vittima, inizialmente aveva tentato di negare il proprio coinvolgimento nell’aggressione, ma i riscontri emersi nell’abitazione e le testimonianze raccolte, hanno consentito di ichiodare l’uomo per tentato omicidio. La donna ora lotta in ospedale tra la vita e la morte dopo essere stata sottoposta a una delicatissima operazione al cervello.
«Un gesto folle e ignobile» ha commentato a caldo l’assessore alle politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso, che ha espresso alla donna la sua personale solidarietà e l’auspicio che possa riprendersi quanto prima. L’assessore comunale si è soffermata anche sulla circostanza che le violenze siano state perpetrate ai danni di una donna, per lo più disabile, che percepisce una pensione di invalidità parziale, che «ci pone ancora una volta - ha detto - di fronte alla necessità di intensificare la nostra azione a favore di chi è solo ed è in difficoltà».
Il responsabile delle violenze è stato arrestato dagli investigatori della squadra mobile, con l’accusa di tentato omicidio. A chiamare l’ambulanza, prima di perdere i sensi, era stata la donna aggredita: aveva detto solamente di avere una terribile emicrania ma, una volta lasciata la casa e il suo aguzzino, ha ammesso che l’uomo, senza nessun apparente motivo, le aveva sbattuto più volte la testa al muro. Gli investigatori della mobile romana che, durante la perquisizione dell’appartamento hanno trovato elementi che inchiodavano l’uomo alle sue responsabilità, ritengono che non sia stata la prima volta che le usava violenza.
Anche il racconto dei medici dell’ospedale e degli operatori del «118» ha aiutato la polizia nel quadro accusatorio.