Disabile a scuola, i genitori ritirano i figli

da Ragusa

Da otto giorni non mandano più i loro figli a scuola perché hanno paura del comportamente irascibile di un compagno di classe di 13 anni, disabile psichico. Da ieri, la storia di questo ragazzino che frequenta la seconda classe della scuola media «Vann'Antò» di Ragusa è esplosa in tutta la sua gravità. I genitori degli altri ragazzi, minacciano di non mandare più i loro figli a scuola fino a quando il tredicenne non sarà espulso. I problemi del ragazzo, cento chili di peso, una forza impressionante, sono gravi. La mamma e il suo compagno lo difendono, asseriscono che è un ragazzo vivace ma buono. Ma evidentemente a scuola il comportamento è diverso tanto che si è scagliato più volte perfino contro i docenti. La vicenda è così grave che il ministro della Pubblica istruzione, Gaetano Fioroni, ha già dato disposizioni al direttore scolastico regionale per la Sicilia affinché, già da questa mattina, possa inviare un ispettore e capire cosa sta succedendo nella scuola media iblea. Inoltre, sempre stamani al Provveditorato agli Studi di Ragusa si terrà una riunione ad hoc alla presenza dei sanitari del servizio neuropsichiatrico dell'Asl locale. Ieri, il ragazzino era regolarmente a scuola con altri quattro compagni. A un certo punto, si sarebbe scagliato contro un docente di Educazione fisica. La preside, Lucia Aiuto, ha chiamato immediatamente la polizia per riportare la calma. La madre del disabile però è di parere contrario. «È stato mio figlio ad essere stato aggredito con un ceffone dal professore - dice - e proprio per questo motivo ho deciso di denunciarlo. Mio figlio viene discriminato, spero proprio che venga fatta giustizia».
«Mi sono dovuto difendere - ha risposto il docente finito sotto accusa - si era scagliato contro di me per colpirmi senza nessun motivo». La nonna adottiva del disabile rincara la dose. «Secondo me i genitori degli studenti sono stati sensibilizzati, in maniera non proprio positiva, dalla preside. Nel dicembre scorso, tutti i suoi compagni si sono incontrati con il sindaco, mentre mio nipote non è andato perché qualcuno gli ha detto di non presentarsi. Lui quella mattina si era recato a scuola ma gli hanno detto “vattene”. Come si può trattare un disabile in questo modo? Nell'istituto non hanno mosso una foglia per tentare di integrarlo, per spiegare agli altri studenti cos'ha subito il loro compagno, per evitare che lo prendessero in giro o lo provocassero considerato che la sua non è una classica disabilità. Non è stata coinvolta neanche l'Asl. Addirittura il ragazzino è stato più volte sospeso da scuola come se fosse uno studente normale».
La preside però esclude che ci siano stati atteggiamenti ostruzionistici nei confronti del ragazzo: «La nostra scuola non ha nulla da rimproverarsi. Abbiamo fatto anche l'impossibile per fare integrare il ragazzino. La famiglia però non ci ha mai aiutato. Arrivati a questo punto la nostra posizione è quella di cercare una soluzione che permetta da un lato all'alunno di avere seguito a quello che è il suo diritto allo studio, ma siamo altrettanto fermi nel chiedere che venga tutelata l'incolumità fisica degli altri ragazzi».
Roberto Speziale, presidente dell'Associazione delle famiglie con figli disabili ha dichiarato che «il caso di questo ragazzo è delicato, ma evidentemente in questi mesi non sono state poste in essere dalla scuola quelle azioni per accompagnare le esigenze del ragazzo e della classe senza arrivare ad un atto così clamoroso».