«Disamore? Sì Ma il calcio non finirà mai»

nostro inviato a Palermo

«È vero, c’è del disamore ma il calcio, in Italia, non finirà mai». Parole e certezze firmate da Marcello Lippi, Ct della Nazionale a un passo dal mondiale che spende tutto il suo prestigio sull’argomento del giorno per smentire le cassandre. «Le cause del calo degli spettatori negli stadi sono più di una, si va dal disamore per il calcio procurato dai noti episodi estivi fino alla generale crisi economica avvertita nel Paese», segnala Lippi.
«In Italia poi, non c’è più spazio per far giocare a pallone i bambini, non pensiate che le scuole-calcio possano colmare la lacuna. Nel frattempo la televisione ha offerto grandi benefici economici al settore e moltiplicato le proprie offerte: ai miei tempi veniva trasmesso un solo tempo della partita più importante del cartellone. Poi c’è il cambiamento nei gusti dell’italiano medio: nuove passioni, nuove interessi. Molti ragazzi vanno in palestra. Speriamo solo non diventino come gli eroi del wrestling».
Ma non è tutto, naturalmente. «Non a caso la grande concorrenza calcistica arriva dai Paesi più poveri, dall’Africa e dagli esponenti di quel calcio. Quei ragazzi sono in giro, a piedi scalzi, tutto il giorno, corrono e giocano. Non solo. Ma esiste una teoria scientifica in forza della quale i raggi ultravioletti del sole concorrono a fortificare masse muscolari e legamenti. Non è un caso che solo loro siano capaci di compiere certe capriole», è il contributo meno scontato al dibattito. A 24 ore dal sigillo mondiale di Palermo, può servire anche un po’ di sano ottimismo.