An: «Un disastro africano per l’Ama»

Massimo Malpica

La silhouette scura ed elegante di una donna si staglia sul mare di rifiuti colorati: la venere della discarica, questa ragazza senza nome di Dakar, alza le braccia per rovesciare lì dentro il suo secchio, non avendo altro posto dove vuotarlo. Quell’immondezzaio a cielo aperto è solo uno dei tanti che «punteggiano» la capitale del Senegal, di fronte allo stadio o accanto a un mercato, a pochi metri dai banchi dove si vendono carne, frutta, verdura. E dove ogni tanto si vedono gruppi di persone, «armate» solo di rastrelli e delle proprie braccia, raccogliere la spazzatura per caricarla sul cassone per niente attrezzato (...)