La disavventura giudiziaria di un ragazzo innocente

Nel nostro paese - ma forse è meglio dire Paese - è successo un fatto gravissimo: venerdì 26 agosto, in piena notte, i Carabinieri hanno arrestato un ragazzo di 18 anni, perché riconosciuto dalla vittima di un pestaggio come suo aggressore. Quel ragazzo invece è risultato essere colpevole solo di essere mite, studioso e amante della musica, perché il giorno e l’ora della selvaggia aggressione si trovava a scuola, impegnato in attività preparatorie agli esami di Stato. Questo è emerso dagli atti dell’istituto già il sabato mattina successivo. Purtroppo, però, da noi il sabato è ancora «fascista» e naturalmente pure la domenica. Giudici, cancellieri, usceri si godono il week-end. E il ragazzo innocente? Anche lui ha «riposato» in carcere fino a mercoledì 31 quando, finalmente, il Gip l’ha liberato dalla detenzione.
Mi chiedo se prima di distruggere così un giovane, un giudice non dovrebbe avere prove schiaccianti ed inequivocabili che, in ogni caso, non possono ridursi ad un vago riconoscimento da parte dell’aggredito (basato peraltro su una foto dell’anagrafe). Quale effetto rovinoso potrà avere questa esperienza sul giovane innocente? Certo, il coraggio con cui l’ha sopportata è per lui un onore e per noi un insegnamento. Per le istituzioni, invece, è una vergogna.