Le disavventure di Sircana il ventriloquo dell’uomo in grigio

Si era ritirato dalla politica dopo il trionfo del ’96. Poi il ritorno in scena e l’«incidente» delle foto con il transessuale

da Roma

Ma non è - si chiedono i nostri lettori - che Silvio Sircana ha il dente avvelenato con il Giornale perché fu il primo quotidiano (seguito a ruota dagli altri) a rompere l’embargo informativo che impediva la pubblicazione della sua foto a bordo dell’ormai mitica Volkswagen mentre chiacchierava con un trans dopo una cena al ristorante?
Si può rispondere tranquillamente no, perché fu lo stesso portavoce di Romano Prodi, nel giorno più difficile della sua vita, a chiedere che i media squarciassero il sipario della censura istituzionale: «Pubblicate tutto». E fu sempre lui a chiedere che si facesse luce sul giallo delle foto che potevano comprometterlo. Un mago. Le foto, rubate da un paparazzo, messe all’asta da Fabrizio Corona, contese fra i grandi settimanali. Rifiutate con stile da Alfonso Signorini di Chi, furono poi prese, misteriosamente, da Pino Belleri di Oggi (non per pubblicarle, ma - curioso! - per secretarle in una cassaforte Rizzoli).
No, non è per questo che Sircana ieri sparava a palle incatenate contro di noi: piuttosto per una radicata scelta comunicativa. Ci sono portavoce che tendono a farsi «porta-silenzio», amano la discrezione operosa, la dissolvenza dietro i propri leader (su tutti lo straordinario Roberto Rao, uomo-ombra di Pier Ferdinando Casini). E altri, invece, che sono più protagonisti dei loro capi, che gli rubano la scena per supplire ai loro handicap comunicativi. Uno di questi fu Fabrizio Rondolino, capo della comunicazione di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi costretto a lasciare l’incarico per due capitoletti hard nel suo romanzo Secondo avviso. Sircana ha imboccato questa strada, non per diletto ma per obbligo: avendo un leader che bofonchia, almeno lui deve parlar chiaro. Dovendo gestire un premier dalla biografia tutto sommato grigia (la cosa più emozionante di Prodi è la sua bicicletta) ha messo in piazza la propria. Così sappiamo che Sircana ha 55 anni, è torinese ma ha studiato al liceo Visconti di Roma (uno dei migliori della città), che voleva fare la rockstar, che cura la sua Fender Stratocaster come una balia. Abbiamo le foto di lui che strimpella la chitarra per Flavia, Romano (e tutta la compagnia prodiana) nell’indimenticabile notte al cardiopalma delle ultime elezioni. Sappiamo che ha un figlio e una moglie che nel momento più duro gli si sono stretti intorno. Che il giorno dopo lo scandalo lady Sircana si è fatta fotografare col marito mentre passeggiava in centro (messaggo mediatico, prima ancora che coniugale). Sappiamo che Sircana ha portato Prodi alla vittoria nel 1996, e che subito dopo si è ritirato, come i grandi che sanno uscire di scena quando vincono. Che poi ha scelto di rimettersi al fianco del premier nel 2006, con un «ritorno» in campo che ricorda il crepuscolarismo di Clint Eastwood ne Il Cavaliere pallido: i vecchi eroi con i capelli brizzolati, solo più malinconici e stanchi. Ama la bella vita, il buon vino.
È magro, magrissimo, anche per una brutta malattia che ha sconfitto, e su cui scherza come pochi: «Il bello di non avere più lo stomaco è che non ingrassi!». Ha il gusto per la battuta, persino sul suo leader. Un giorno, con Prodi che saliva per la prima volta su una Panda all’idrogeno, strabiliava i giornalisti con previsioni sarcastiche: «Ora va sbattere...». Un’altra volta che il premier a Porta a porta magnificava le virtù del governo, che aveva «fatto sparire le file», lui in sala stampa non resisteva: «Certo, negli obitori non si aspetta più». La volta in cui Prodi doveva rispondere a Grillo, annunciò: «Vedrete che battuta dice da Vespa!». Ma la scena non riuscì come previsto. Il conduttore chiedeva a Prodi: «Che dice a Grillo?». E quello: «Ehhh..». Vespa: «Quel che mi ha detto in ascensore?». E il premier: «Hi-hi-hi..». E Vespa, sillabando: «So-no sve-glio co-me un Gril-lo, no?». E Prodi: «Già! Come un Grillo! Ehhh». Il giorno dopo era il titolo di tutti i giornali. Solo perché lo spin doctor aveva «imboccato» anche il conduttore. Un mago.
Per cui sbaglia di grosso chi pensa che Sircana sia mosso da protagonismo. Lucidamente, in un momento di crisi di immagine prodiana, rilancia l’iperbole per calamitare l’attenzione sul conflitto contro «la destra». Oggi, nel suo ufficio di Palazzo Chigi leggendo questo giornale penserà: «Bingo!». Ma «l’effetto bossolo» dura meno dell’«effetto Veltroni», e questo nemmeno il «mago-Sircana» può evitarlo.