La discarica che sembra un parco naturale

(...) in cuor mio, ho avuto grossi dubbi sulla sanità mentale del povero Vaccari. Però, visto che insisteva e soprattutto visto che leggevo nelle sue parole e nei suoi occhi una sincera passione per il suo lavoro e per le sue idee, ho ascoltato Vaccari e l’ho seguito fino a Cairo Montenotte, in Valbormida, dove la provincia di Savona profuma già di Piemonte. E, man mano che salivamo verso Filippa, la discarica di Vaccari, mi venivano dubbi pure sulla mia, di sanità mentale.
Perchè i sogni di Vaccari, salendo lungo la strada Ferrere, sembravano concretizzarsi davanti ai miei occhi. A partire da un bellissimo parco gioco per bimbi, corredato di disegni sull’educazione ambientale e area per pic-nic alla Colombara, a un passo dalla discarica. Tecnicamente, credo si chiami «onere di urbanizzazione» o qualcosa di simile, ma certamente l’idea che si facciano i pic-nic per bambini a pochi metri dalla discarica, già mi sembrava strana.
Eppure, non avevo ancora visto niente. Perchè, procedendo lungo una strada bella come lo sono le strade dei cantoni svizzeri, dovevo imbattermi ancora in tavolini e panchine griffati con il logo della Filippa, proprio confinanti con le vasche di conferimento dei rifiuti: tettoie, persino i lampioni e le rastrelliere per le biciclette, tutto perfettamente integrato nell’ambiente. Sembrerebbe l’habitat ideale per una pista ciclabile. E infatti, nei prossimi anni, è previsto che tutta la zona ospiti un percorso ciclopedonale.
E poi, tutto attorno, cascine, caprette, persino mucche.
A questo punto, i casi erano due. O mi trovavo in mezzo a una messinscena - un po’ come quando i protagonisti di Benvenuti al Sud organizzano un finto rapimento e addirittura un finto paese per la moglie di Claudio Bisio, che pensa che al Sud ci siano solo criminali e sporcizia - oppure, Vaccari non era così pazzo. Nemmeno quando lo sembrava, spiegando: «Ragioniamo per assurdo e poniamo che io sia un bieco industriale attento solo al profitto, cioè che faccia tutto quello che faccio solo per soldi e non anche per passione ed amore per l’ambiente. Se io valorizzo l’area della discarica e la faccio bella, sia dal punto di vista sanitario che da quello estetico, è chiaro che il mio terreno varrà molto di più. E addirittura ci potrei costruire sopra case di pregio».
Ce ne sarebbe stato a sufficienza per chiamare i volontari della pubblica assistenza di Cairo per venire a prendere Vaccari, sempre più grave, con un’ambulanza. Ma la pubblica assistenza di Cairo in realtà è aiutata dalla discarica. Così come tante attività sportive a Cairo. E, addirittura, nella nostra salita verso le vasche della Filippa, incontriamo una serie di persone che salutano Vaccari calorosamente: «Buongiorno, dottore, tutto bene!». Penso siano, al massimo, dipendenti della discarica, gente che deve tutto al presidente Massimo, a suo fratello, l’amministratore delegato Carlo Vaccari e al direttore generale Federico Poli. E, invece, per l’ennesima volta, Vaccari mi spiazza: «Lo vede quello? È uno dei capi del comitato contro la Filippa. E quell’altro? Organizzava le manifestazioni per farci chiudere».
Insomma, anzichè capire sempre di più ad ogni passo, mi sembra di essere capitato in un mondo surreale: c’è una discarica, ma attorno c’è un panorama incredibile. I colori dell’autunno in Valbormida, in una giornata in cui anche il cielo sembra disegnato di un azzurro che pare finto tanto è azzurro, un cielo manzonianamente così bello quando è bello, sono straordinari: giallo, marrone, verde. Foglie ed alberi sembrano uno spot di una scatola di pastelli.
Mica finita. Andiamo avanti e ci sono altre capre, altre mucche, altre cascine. Con vista discarica. E, dopo essersi sottoposti a un severissimo ed estenuante protocollo per la sicurezza, dalle scarpe in su, arriviamo in piena zona rifiuti. Ma lo capisco solo perchè me lo dice Vaccari: altrimenti, sarebbe impossibile. Addirittura, si sentono i profumi dell’autunno, anzichè la puzza dei rifiuti, come ti aspetteresti.
A questo punto, i casi sono due. Primo caso: siamo in un set, proprio come in Benvenuti al Sud. E un po’ ci siamo davvero: ad esempio, gli uomini della film commission ligure guidati da Andrea Rocco ci sono venuti sul serio da queste parti per verificare se è possibile farci un film. E gli Zero Assoluto ci hanno suonato le loro canzoni di un minimalismo dolcissimo, rischiando addirittura di entrare nel Guinness dei Primati come il primo gruppo musicale ad aver suonato in una discarica, nell’ambito del ciclo dedicato alla musica in fabbrica, voluto dal presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza.
Secondo caso: non siamo in un set, ed è tutto vero: i colori, i profumi, il roseto fuori dalle vasche dei rifiuti, la sala riunioni con le panchine all’aperto, il parco giochi per i bimbi, i pic-nic e gli spettacoli teatrali nell’area a fianco della discarica vera e propria per le scuole. Addirittura, al posto del «percolato», la pericolosissima colatura prodotta dai rifiuti, qua c’è il «pergolato», con tanto di vite e uva. Per la verità, un po’ asprigna. Ma qui è un problema di vitigno, non di discarica.
Insomma, sembra tutto incredibile. Eppure, è tutto vero. Il segreto? Per far entrare i rifiuti alla Filippa bisogna superare una serie di controlli severissimi, con tanto di 007 che verificano che il contenuto dei camion corrisponda alle dichiarazioni. E, soprattutto, il divieto assoluto di ricevere materiali pericolosi, ma anche, molto più semplicemente, rifiuti organici, che producono biogas.
Ed è proprio questo il motivo per cui una discarica, solitamente sinonimo del peggio del peggio, diventa materiale da dizionario dei contrari, simbolo di un miracolo ambientale. Non basta: ovviamente, la pioggia - che in Valbormida non è rarissima - e le foglie, rischiano di lasciare un po’ di organico, con il rischio dei tanti temuti biogas. Ma, anche in questo caso, un sistema di idrovore e controlli permette di evitare percolato.
Insomma, la follia di Vaccari è contagiosa. Soprattutto, i suoi sogni ad occhi aperti, continuamente portati sulla terra da Riccardo Parigi, il suo consulente ecologicamente compatibile, smontano ogni pregiudizio. Io, ad esempio, confesso tranquillamente che se non ci fossi andato, se non avessi visto, se non avessi controllato i rifiuti e i loro esami personalmente, non ci avrei creduto.
E invece è tutto vero. Vaccari cita almeno tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, la frase di George Bernard Shaw usata da Bob Kennedy durante la campagna elettorale: «Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono: “Perchè?“. Io sogno le cose come non sono mai state e dico: “Perchè no?“.
Forse è davvero matto. Ma vedere matti così, di una follia erasmiana, è un piacere. Così come vedere uno che sogna. Con uno così, è bello sognare di costruire qualcosa.