Discarica, i no global occupano Chiaiano

Cinquemila persone sfilano contro la discarica: slogan e insulti per esecutivo, Bassolino e la Iervolino. Cacciato dal corteo il Pdci Rizzo. <strong><a href="/a.pic1?ID=265950">L'appello di Napolitano</a></strong>: &quot;Basta illegalità&quot;

Massimo Malpica - Carmine Spadafora

Napoli - Dopo essere scomparsa dal Parlamento, la sinistra radicale si ritrova sfrattata pure in piazza. Il clima del fronte anti-discarica, che attirava bandiere rosse e nostalgici in cerca di vetrina, finisce per riservare una nuova delusione agli sconfitti delle ultime elezioni politiche: vittima illustre è Marco Rizzo, europarlamentare Pdci, allontanato dal corteo antimonnezza. Eppure tra gli organizzatori della grande manifestazione di ieri contro la discarica nella cava di Chiaiano c’erano i vertici dell’area antagonista napoletana. Avevano annunciato un corteo pacifico nei fatti ma duro negli slogan. È così è stato: quasi cinquemila persone, con ampie rappresentanze dei «fronti del no», arrivati dal Vicentino (No Dal Molin), dalla Val di Susa (No Tav) e da altre regioni italiane, hanno marciato chiedendo di cancellare il sito di Chiaiano dalla mappa dell’emergenza rifiuti.
Tra chi sfilava, però, solo poche centinaia di persone erano abitanti di Chiaiano, Mugnano e Marano. Il grosso dei residenti è rimasto, letteralmente, alla finestra. Concedendo l’applauso al serpentone di protesta solo al momento del passaggio di fronte alla rotonda Titanic. Ci si spella le mani per tutti gli striscioni, eccezion fatta per quelli con falce e martello.

Infatti tra slogan e insulti (con Bassolino e Iervolino su tutti, seguiti da Berlusconi e Bossi) la vera sorpresa è stata l’emarginazione dei simboli politici. Quando alle 16.30 il piazzale di fronte alla metropolitana di Chiaiano ha cominciato a riempirsi di gente, bandiere e striscioni, dai megafoni del camion degli organizzatori è partito un ordine perentorio, diretto alle tante bandiere rosse che stavano popolando la strada. «Partiti e partitini si mettano in fondo, non vogliamo nessuna strumentalizzazione». E così Carc, Marxisti-Leninisti, Cobas Rdb e falci e martelli vari si ritrovano nell’ultimo spezzone del corteo, accanto agli «amici di Beppe Grillo». Poco dopo, lungo il viale che unisce Chiaiano a Marano, l’europarlamentare del Pdci, Marco Rizzo, viene «invitato» senza troppi complimenti a levare il disturbo prima ancora di riuscire a concedersi ai taccuini dei giornalisti: «Passerelle politiche qui non ne vogliamo», gli spiegano alcuni militanti del Comitato rifiuti zero. Eppure Rizzo affida a un comunicato la sua versione, molto diversa, sostenendo di non essere stato «cacciato», ma solo di aver avuto «un forte alterco con un esponente di destra dei comuni vesuviani» e concludendo, orgogliosamente: «Sono un comunista e non certo uno del Pd che oggi invece flirta con la destra». Sarà.

Se tutto è filato liscio, senza nemmeno l’ombra di tensioni con polizia e carabinieri, tra le rivendicazioni ambientaliste e sul «diritto alla salute» non sono mancati slogan di dubbio gusto. Quasi in testa al corteo spiccava uno striscione bicolore: «Bossi crepa». E dai megafoni qualcuno ha più volte augurato al leader del Carroccio una fine prematura. Anche Berlusconi, soprattutto dopo aver «anticipato» il verdetto di idoneità per la cava di Chiaiano, finisce preso di mira. Ma i cori più numerosi e gli insulti più frequenti sono per il sindaco Rosa Russo Iervolino e per il governatore Antonio Bassolino, paragonato a un personaggio dei Simpson, il cattivissimo padrone della centrale nucleare di Springfield, Montgomery Burns. «Qui in prima fila dovrebbero esserci i medici», scandisce un manifestante dal megafono in testa al corteo, «ma non sono qui perché il presidente della Regione ha messo i suoi amici nelle direzioni degli ospedali, quel signore che da 14 anni detta legge sembra il signor Burns».