Discarica in Senegal, l’Ama ancora morosa

Il legale della società appaltatrice dei lavori reclama il pagamento di tre fatture e minaccia azioni di risarcimento

L’oggetto della missiva non lascia adito a dubbi: «Discarica di Sindia–Dakar (Senegal). Pagamenti scaduti». Destinatari, Ama Senegal e Ama International. Motivo del contendere, l’ennesimo capitolo del tormentone africano della municipalizzata capitolina. A ridar fuoco alle polveri della polemica attorno alle (dis)avventure senegalesi è il legale della Gicos srl, società appaltatrice per la realizzazione della discarica di Sindia, che nelle scorse settimane ha preso carta e penna per reclamare all’Ama il pagamento di tre fatture «concernenti lavori eseguiti nei mesi di settembre/ottobre 2005» e trasmesse tra dicembre e febbraio, per un totale 297.794,89 euro. La cifra, a dire il vero, sarebbe stata inferiore se non fosse – stando a quanto messo nero su bianco dal legale della società – per gli interessi maturati per effetto di un protocollo d’intesa col quale l’Ama, alla fine dello scorso anno, avrebbe già ottenuto una dilazione del pagamento.
«Alla data della lettera neppure un centesimo sarebbe stato versato – spiega Marco Marsilio, consigliere comunale di An –. Ovviamente la società ha minacciato azioni esecutive e di risarcimento del danno». Difatti, a chiusura della missiva, l’avvocato Matteo Mazzone fa sapere di essere stato «autorizzato, in caso di inottemperanza, ad avviare le conseguenti azioni esecutive e di risarcimento del danno», specificando che la lettera «costituisce, ad ogni effetto legale, formale atto di costituzione in mora ai sensi dell’articolo 1219 del codice civile». Se nel frattempo l’Ama abbia provveduto a risolvere la querelle o a dirimere la questione entro le scadenze fissate in termini perentori dalla controparte, non è dato sapere. Quel che è certo che ieri, dopo la denuncia di Marsilio, nessuna voce s’è levata dalla municipalizzata capitolina per dar lumi in proposito.
«Forse Veltroni sperava che avessimo dimenticato lo scandalo Ama Senegal con il corredo di drammi, contenziosi e figuracce planetarie che ha comportato – afferma ancora Marsilio - ma non è così». Quanto alla eventuale richiesta di «risarcimento del danno» paventata nella lettera del legale della Gicos, «inutile dire – incalza il consigliere di An – che il vero danno sarebbe inferto alla residua credibilità internazionale del Comune di Roma, una credibilità già irreparabilmente compromessa, e alle tasche dei contribuenti capitolini. Ama International – conclude Marsilio – continua a collezionare scandali, contenziosi e pessime figure, Veltroni continua a tacere e a far finta di commuoversi in Tv parlando dei bambini dell’Africa. Sarebbe ora che il Campidoglio si cospargesse il capo di cenere, provasse vergogna e cominciasse col chiedere scusa, pagare i danni e compensarne le spese mettendo mano ai costosi mega-spot pubblicitari che il sindaco si regala per far dimenticare ai cittadini i disastri che la sua amministrazione e relative propaggini vanno combinando in giro per il mondo».