Discariche abusive: arrestato candidato di Rifondazione

Raffaele Crivelli, 52 anni, segretario provinciale a Bari, è accusato di associazione a delinquere. Era in lista per la Camera

da Bari
Era il candidato numero cinque di Rifondazione comunista alla Camera in Puglia: lui, Raffaele Crivelli, 52 anni, segretario provinciale barese del Prc, si è autosospeso dal partito e ha ritirato il proprio nome dalle liste dopo essere stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per violazione della legge Ronchi, e cioè associazione a delinquere per riciclaggio illecito di rifiuti. L’inchiesta è quella avviata dalla Procura di Trani su una discarica a Canosa di Puglia: oltre all’esponente politico sono state arrestate altre 12 persone, tutte agli arresti domiciliari tranne Carlo Dante Columella, amministratore di un colosso del settore, la Tradeco, e principale azionista della Cobema, l’azienda che gestiva la discarica.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale di Trani, Roberto Oliveri del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore Michele Ruggiero. Le indagini sono durate circa due anni, ma la svolta è arrivata ieri scatenando una bufera anche a livello politico in Puglia, dove Rifondazione comunista governa la giunta regionale con Nichi Vendola, il quale ha sempre fatto della tutela ambientale uno dei suoi principali cavalli di battaglia. L’inchiesta si è abbattuta come un macigno sul partito alla vigilia delle elezioni. In una lettera al presidente del comitato politico regionale di Rifondazione, Crivelli - che ha lavorato per la Cobema come contabile fino al 6 gennaio - respinge le accuse e afferma la sua «totale estraneità ai fatti e circostanze addebitate», ribadendo la fiducia nella magistratura. E sul caso interviene anche Fausto Bertinotti: «La magistratura è incoraggiata a non guardare in faccia nessuno. Lo dico senza vanagloria, ma noi abbiamo davvero un’area di amministratori locali che si sono distinti per rigore di moralità e tenuta, anche nei confronti di pressioni e interessi molto pesanti. Ho preso atto con soddisfazione dell’immediatezza con cui la persona interessata da questa vicenda si sia subito autosospesa da tutti gli incarichi». Inoltre, il segretario regionale pugliese di Prc, Nicola Fratoianni, si augura che «questa questione non costituisca fattore di inquinamento della dialettica politica del processo elettorale».
Le indagini si sono concentrate sulla zona di Canosa di Puglia, una settantina di chilometri da Bari: qui, in contrada «Tufarelle», si trova la discarica della Cobema, un impianto sottoposto a sequestro il 6 marzo. La zona è vicina al torrente Locone, usato dall’Acquedotto pugliese per i rifornimenti idrici e dai contadini per l’irrigazione. Nell’ordinanza cautelare il gip sottolinea che dalle indagini sono emerse «condotte delittuose di allarmante portata consumate - è scritto nel provvedimento - per anni a Canosa nell’ambito dell’abusiva gestione di una discarica e di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, con danno dell’ambiente circostante e della stessa pubblica incolumità, esposta a rischi elevati tuttora in via di accertamento».
A proposito dei rischi, il magistrato scrive che «a 150 metri dalla discarica sono state rinvenute, in un pozzo di monitoraggio, sostanze altamente cancerogene quali i polifenoli, occultate dalla Cobema alle competenti autorità con un contegno criminale che davvero non merita commenti». Gli inquirenti hanno ricostruito l’iter e le procedure di autorizzazione rilasciate dalla Provincia di Bari per la realizzazione della discarica, che doveva essere gestita rispettando alcuni limiti ben precisi. Primo: un tetto di 200mila metri cubi di rifiuti non tossici e non nocivi; secondo: un attento monitoraggio. Per la verità l’Arpa segnalò l’assenza dei sistemi di controllo, ma il via libera è stato concesso e anche rinnovato. Poi è arrivato l’intervento della magistratura che ha portato alla luce uno scenario allarmante: secondo gli investigatori non c’era più traccia dei pozzi per il controllo. Ma non è tutto: sempre secondo gli accertamenti condotti dai carabinieri, nella discarica sono stati versati rifiuti per 400mila metri cubi, il doppio rispetto alla capienza prevista. E pensare che la zona doveva ospitare un parco.