Discese bianche senza far coda per sciatori enogastronomi

La «montagna dei genovesi». È un trofeo in perfetto stile «bella di Torriglia»: le località pretendenti non mancano, e nessuna può dire di esserselo mai aggiudicato. Eppure la «montagna dei genovesi» è un titolo tutt'altro che platonico, perché soprattutto in inverni come questo, con la crisi appena dietro le spalle che in molti casi sconsiglia i grandi sogni e con la neve che non si nega neppure in riva al mare, rappresenta una risorsa fondamentale. Assicura un ritorno economico di prim'ordine. Così un po' tutte le località sciistiche più o meno vicine alla città vanno a caccia degli irriducibili di carving e snow board.
Santo Stefano d'Aveto e Monesi, i due centri sciistici liguri, stanno cercando di tornare agli antichi splendori rinnovando, o forse meglio costruendo, gli impianti. Frabosa, Artesina, Prato Nevoso, Limone sono partiti decisamente in anticipo qualche lustro fa. E possono presentare un'offerta che va oltre il pacchetto minimo, skilift, sole e baita sulle piste. Poi c'è una località che dai più non viene citata d'istinto. E che ha deciso di fare proprio di questa sua «debolezza», di questa scarsa notorietà, la sua arma vincente. San Giacomo e Cardini di Roburent i suoi 35 chilometri di piste, le sue due seggiovie e i sei skilift li mette sul piatto. Annuncia con soddisfazione che da quest'anno è operativa anche la nuova seggiovia che si arrampica in cima al Bric Colmé. Ma sa di non poter conquistare gli sciatori solo così.
E allora il sindaco Bruno Vallepiano prova a giocare sul punto debole delle località più gettonate. Prova a vedere la cosa dalla parte di chi non vorrebbe staccare gli scarponi neppure a fine giornata. «Chi scia solitamente mal sopporta l'idea di passare più tempo in coda agli impianti che in discesa - strizza l'occhio il primo cittadino - Nel nostro comprensorio questo non accade. O comunque i tempi sono sicuramente assai ridotti». Veramente i primi malumori lo sciatore li avverte anche prima. Alle casse degli impianti. E non per la coda. «I prezzi. L'altro nostro punto di forza», sorride subito il sindaco, che si sentirebbe pronto alla sfida del listino con chiunque. E gioca d'anticipo. «Ventidue euro il giornaliero - la butta lì come un giocatore di poker che sfida l'avversario a dimostrare di avere carte migliori - E 22 euro non li paga quasi nessuno. Circa il 60 per cento dei nostri ospiti trova una possibile riduzione, dagli studenti ai dipendenti di società convenzionate, dagli over 65 ai soci di enti e associazioni. In genere si scia una giornata con 18 euro, dal lunedì al venerdì».
Un'offerta tanto bassa non nasconde segreti imbarazzanti. Gli impianti di risalita sono all'80 per cento di proprietà pubblica. Il Comune investe e ottiene finanziamenti dalla Regione. E non ha bisogno di fare cassa. Anche i progetti futuri non richiedono capitali privati. Nuovi cannoni per l'innevamento artificiali e l'illuminazione per lo sci notturno nel campo scuola potrebbero essere realtà già dall'anno prossimo. Mentre al più tardi nel 2013 dovrebbe sorgere il nuovo centro benessere che sfrutta l'acqua termale più leggera d'Europa. Immergersi in una piscina tiepida, restando all'aperto magari sotto una nevicata? Un invito anche a chi non pretende solo di sciare? «Certamente è un servizio in più, che piace a tutta la famiglia - sorride Bruno Vallepiano - Ma d'altra parte è proprio la famiglia il nostro cliente ideale. Perché anche sulle piste i genitori si sentono più tranquilli. I bambini sono più facilmente controllati. Ma non solo loro. Qui se uno cade non rischia di vedersi sfrecciare attorno altri sciatori disinteressati. C'è ancora quel clima di cordialità che sa d'antico e di familiare».
Non solo sci, dunque. Tanto che il programma delle manifestazioni prevede appuntamenti che coinvolgono anche i commercianti del borgo. A partire dal carnevale naturalmente. Martedì 16 e 23 febbraio le feste le organizzano insieme la Pro Loco, le due scuole sci e i commercianti. E il sindaco cita qualcosa che piace molto alle famiglie anche quando gli si chiede di mostrare un'altra carta vincente. «L'enogastronomia, con i nostri prodotti tipici - risponde sicuro - I formaggi di alpeggio, il famoso raschera. Ma anche le paste di meliga, realizzate con mais antico coltivato con metodi tutti particolari. E il grano saraceno con cui ormai si fanno, oltre alla polenta nera, anche tagliatelle e altri tipi di pasta. Per continuare con dolci di castagne, nocciole, noci». E dire che all'inizio il sindaco aveva detto che il loro punto di forza era quello di non prendere gli ospiti per la gola.