"Il dischetto di rame non mette radici nel nostro cuore"

Secondo il Codacons il 90% degli italiani vorrebbe eliminare le monetine di valore più basso. Il comico Bertolino: "E come riempiremo le fontane?"

Milano - Pesante la storia delle monete marchiate Eurolandia. Quarantamila tonnellate a essere precisi. Il fardello che accompagna i gettoni coniati dalla Zecca dello Stato e immessi nella Penisola all’alba del 2002. Una cascata di acciaio e rame riversata sugli italiani, da quel giorno diventati goffi, curvi, affetti da patologie della vista impietosamente diagnosticate dal camice bianco del salumiere al momento del conto. Proprio così: tutta colpa di quei dannati «centesimini». Vite quotidiane rivoluzionate dai quei dischetti troppo piccoli, troppo leggeri, troppo simili, di colore identico.

Dall’oggi al domani si allungano i tempi delle code alla posta o davanti alle edicole. Il turista che s’attorciglia con la matematica nel tentativo di fare il biglietto del treno. Noi che eravamo abituati a ragionare su base 100 e poi costretti a fare i conti con gli zeri e le virgole. Spiazzati dall’avere a disposizione otto monete anziché quattro delle ultime lire. Rispolverate dai nostalgici come accade nel quartiere Giambellino di Milano, dove un negozio di alimentari incassa ancora volentieri «il vecchio conio», come dicono in tv, da cui le signore più in là con gli anni non hanno mai accettato di separarsi. Gli spietati, invece, sostengono che non servono proprio a nulla, nemmeno a prendere il caffè dalla macchinette in ufficio. «Già, perché accettate minimo pezzi da 5 cent?». «Un problema tecnico», alza le spalle Vincenzo Scrigna, presidente dell’Associazione italiana distributori automatici. «All’inizio avevamo provato a raccoglierli. Ma si fermavano a metà dell’ingranaggio. Per riparare i danni ci rimettevamo cento volte tanto, e così li abbiamo eliminati». Vorrebbero fare lo stesso addirittura tra l’82 e l’87 per cento dei cittadini europei, rivela un recente sondaggio a cura di Eurobarometro. In rivolta contro avversari sfuggenti e invisibili, abili a cacciarsi negli angoli più remoti di pantaloni e borsellini. Poi, una volta scappati dalle mani, rotolano sul pavimento che è una bellezza, terminano la loro fuga giusto dietro i mobili. E chi si prende la briga di fare a pezzi una cucina per recuperare 0,01 preziosissimi euro? Per i bistrattati cent non restano dunque che i salvadanai dell’infanzia e le offerte la domenica a Messa? Con buona pace di chi quelle monetine le ha firmate, al secolo Eugenio Driutti e Luciana De Simoni. Il comico Enrico Bertolino prova a ribaltare la partita. «Io li conservo sempre, cerco di svuotarmi le tasche. Ai semafori, se c’è qualcuno che ne ha bisogno davvero e cerca di lavorare. Non ci pensate? Finalmente la gente ha trovato il modo di riempire le vasche dei monumenti. Tanto qualcuno provvede a recuperarle, come l’uomo della Fontana di Trevi. Non scherziamo, gli spiccioli servono eccome». Un altro esempio? «A pagare il caffè al bar della Rai. Lì costa la metà che per strada, è commovente. Però una cosa è sicura: volevano far fuori i piccoli marchi anche i tedeschi nell’anno 1929. Visto com’è andata a finire, ecco, questo non è un segnale simpatico...». La questione sembra da ridere invece è molto seria. A maneggiare i Golia della numismatica - 2,30 grammi per la monetina da 1 e 3,06 per quella da 2 - avevano subito rinunciato anche i giganti della grande distribuzione. Il colosso Esselunga nemmeno due mesi dopo l’entrata in circolazione dei nuovi mini-gettoni, annunciava «l’eliminazione delle monete da uno e due centesimi dagli scontrini». «Praticità» e «velocizzazione» dei pagamenti la motivazione ufficiale, apparsa come un gesto di comprensione nei confronti del popolo che spinge il carrello. La battaglia per debellare le formiche di rame vede in prima fila, da tempi non sospetti, le associazioni dei consumatori. Battaglioni armati di telefono. Al numero verde del Codacons il centralino è andato presto in tilt. Riferisce il portavoce Mauro Antonelli: «L’odio degli italiani nei confronti dei centesimi è facile da spiegare. Non ci hanno mai conquistati. Ovvio, provate a riconoscerli solamente mettendo le dita nel portamonete: è come afferrare uno spillo coi guantoni da boxe. Un anziano su quattro è convinto di ricevere un resto sbagliato». E spesso purtroppo è vero, ormai è mitica la truffa delle 500 lire spacciate per 2 euro. E così, contro la spaesamento da spicciolame, gli italiani invocano l’introduzione di biglietti di carta al posto delle monete di valore più alto. Con la speranza, magari, di comprare a prezzi sostenibili persino le fragole dal fruttivendolo.