Dischi volanti luminosi e presunti «incontri ravvicinati del terzo tipo» che dal 1978 al 1980 hanno coinvolto decine di persone e il paese di Torriglia «Il Bivio» di Ruggeri indaga su Zanfretta Questa sera su Italia 1 alle 22 il programma sarà inter

Dibattito davanti alle telecamere sugli Ufo e la scienza con Alessandro Cecchi Paone

Via Feltre, dove sono gli studi che producono la trasmissione «Il Bivio» di Enrico Ruggeri, è nel cuore di Milano, a due passi da piazza Udine. Arrivando in auto, la prima cosa che notiamo è una folla che si accalca nell'entrata principale. Come più tardi ci spiegherà un ispettore di produzione, sono le persone che fanno parte del pubblico. Il custode alla sbarra non ci fa storie. «E' il protagonista», gli sussurra l'ispettore facendoci da battistrada. E in effetti con me nell'auto c'è Piero Zanfretta, cioè il personaggio cui Ruggeri ha dedicato una delle sue trasmissioni. Zanfretta zoppica, e si aiuta con un bastone, a causa di un recente incidente sul lavoro. Insieme a noi viaggia anche Elisa Nerva, la responsabile delle pubbliche relazioni della De Ferrari Editore che ha pubblicato la terza edizione del mio libro "Il Caso Zanfretta, la vera storia di un incredibile fatto di cronaca". Ci hanno detto che durante le riprese saranno presenti alcuni giornalisti delle testate accreditate da Mediaset e lei è lì per incontrarli.
Zanfretta è ormai un veterano degli studi televisivi. Da quando le sue avventure sono diventate note a livello mondiale, è stato ospite in decine di programmi in Italia e all'estero. Ma sempre e solo per rispondere alle domande di chi lo voleva in trasmissione. Come ci tiene a specificare, non ha mai guadagnato nulla dalla sua popolarità e per vivere si arrangia come può lavorando al Piccolo Cottolengo Don Orione di San Fruttuoso, a Genova.
L'ispettore ci scorta fino agli studi televisi. Appena entriamo, ci accorgiamo di essere in un grande capannone suddiviso in tanti piccoli locali dove si svolge il lavoro dello studio. É tutto un brulichio di persone. Alcune ragazze vanno avanti e indietro con una specie di registro dove annotano i nomi delle persone che devono partecipare al programma. Due ragazzi domandano ai presenti chi vuole passare dalla sala trucco per una «ritoccatina». Nell'atrio, subito dopo la porta d'ingresso, la produzione ha preparato un rinfresco a base di pizzette e focacce.
Il primo a venirci incontro è Ade Capone, l'autore del programma su Zanfretta. É lui che lo ha scritto così come ha diretto la fiction girata sull'Appennino ligure per ricostruire le vicende del metronotte più noto d'Italia. E la prima persona che Capone ci presenta è proprio Ruggeri. Di altezza leggermente superiore alla media, fisico asciutto e sorriso cordiale, Ruggeri è simpatico così come appare in video. Probabilmente è la sua comunicativa naturale ad averlo portato al nuovo ruolo di conduttore televisivo, nonostante l'indubbia bravura come cantante.
Ci fanno vedere anche il nostro camerino dove potremo riporre i giacconi. Sulla porta c'è un cartello che dice a grossi caratteri: «Zanfretta, Il Bivio». Ma a lui, al protagonista, quello spazio non serve. Nonostante il clima rigido, fuori ci sono tre gradi scarsi, indossa un semplice giubbottino di pelle su una maglietta bianca a maniche corte, aperta sul davanti. Dice che ha caldo…
Inoltre non vuole star fermo. Quel piccolo locale lo soffoca, preferisce girare per gli studi. Fuori troviamo anche Emy Balbi, membro della sezione genovese del Centro Ufologico Nazionale. Emy aveva seguito la storia di Zanfretta fin dagli inizi ed è stata intervistata nella fiction. Anche lei è una degli ospiti. Mentre parliamo tra di noi in attesa di essere chiamati, arriva una faccia conosciuta. È Alessandro Cecchi Paone, noto conduttore televisivo e adesso anche professore universitario. Dal momento che è una star della televisione, si presenta come tale. Arriva su una lunga ed elegantissima Jaguar amaranto, veste un impeccabile completo nero dal quale fa capolino una camicia di seta, nera anche quella, aperta sul collo. Ma non si dà arie. Porge la mano a tutti, saluta ed è educato. Come più tardi verrò a sapere, è stato chiamato in quanto dovrebbe fare da controparte scientifica al caso Zanfretta.
Giunge infine il momento di accomodarsi sul set. Prima fanno firmare a ognuno una liberatoria per l'uso dell'immagine televisiva. Poi ci sediamo. Lo studio, come si può vedere anche dagli schermi di casa, è composto da un grosso palco circolare sollevato di circa un metro da terra. Tre scalini per salire. Sotto c'è il meccanismo che fa muovere alcune grosse pale ovali fissate al palco, formate da una cornice di acciaio sulla quale è saldata una rete. Ruotando su se stesse, provocano un interessante gioco di luci che ha un forte effetto scenico. Il pubblico, invece, è seduto sulle due ali davanti al palco. Di fronte, infatti, c'è la gabbia di vetro dove ad un certo punto viene fatto accomodare il protagonista della serata. Tutto intorno al palco corre un tunnel trasparente dal quale passerà l'auto del destino, e cioè il prototipo di Giugiaro su cui il protagonista sale se accetta il cambiamento che il programma gli propone.
Gli ospiti sono fatti accomodare nella prima fila a destra del palco. Su ogni sedia c'è il nome dell'ospite. Poi ci chiamano uno per volta per fissare il radiomicrofono nel quale si parlerà. Alla fine entra Ruggeri. Blu jeans, giacca sportiva su scarpe casual, si muove con assoluta naturalezza sul palco. E finalmente arriva Zanfretta, zoppicando. Per esigenze di scena gli mettono da parte il bastone. Così si siede accanto a Ruggeri al centro del palco. Non c'è niente di istrionico in Ruggeri quando inizia a parlare con l'ex metronotte e si fa raccontare la sua vita: figlio del gestore di un piccolo circo, nasce dopo che la madre ha partorito sei coppie di gemelli. Lui, il tredicesimo, nasce solitario e i genitori, oltre al nome di Piero, gli aggiungono quello di Fortunato. «Ma la sfiga - aggiunge lui - ha avuto il sopravvento». E quello che gli è capitato, aggiunge, lo dimostra.
A quel punto Ruggeri dà il via alla fiction e sui sei grandi schermi che si trovano ai bordi del palco, tre per parte, cominciano a fluire le immagini della sua vita: Zanfretta bambino, Zanfretta militare, Zanfretta metronotte. Quando alla fine si arriva alla storia degli Ufo, iniziata nel dicembre del 1978 e conclusasi ufficialmente nell'agosto del 1980 (anche se lui sostiene che ebbe altri incontri fino all'agosto 1981) si entra nel vivo della questione. E Ruggeri passa la parola agli ospiti.
La giornalista Adriana Fonzi Cruciani (che mi confesserà di non essere affatto giornalista, ma continuano a definirla così) cerca di dare spazio a tutti. Il primo a sbilanciarsi è il biologo parmense Giorgio Pattera che agli Ufo ci crede. Cecchi Paone, premettendo che ha il massimo rispetto per Zanfretta, fa comunque osservare che l'essere mostruoso di cui lui parla nei suoi incontri, potrebbe essere un uomo infagottato in una tuta Nbc, e cioè un indumento di tipo militare per proteggersi da attacchi nucleari, biologici e chimici.
Io entro nella discussione quando Zanfretta dice di avere nel retro del cranio un impianto che gli sarebbe stato messo dagli alieni. Cecchi Paone chiede le prove, dove sono le cartelle cliniche che dimostrano l'evidenza di quell'impianto, e io gli faccio osservare che nel libro sono riportati, integralmente, tutti gli esami clinici fatti da Zanfretta, compresa la perizia psichiatrica (che lo ha giudicato sano di mente) e le radiografie al cranio, fino al 1980. E da quegli esami risulta che Zanfretta non aveva nessun corpo estraneo nella testa, almeno fino a quella data.
Il mio libro venne pubblicato in prima edizione nel 1984. Tuttavia negli anni successivi egli si sottopose ad altri esami clinici e altre radiografie, ma i referti per qualche misteriosa ragione sparirono. L'unico sistema per accertare se, in effetti, quell'impianto è ancora presente sarebbe dunque di sottoporre Zanfretta ad una Tac o ad una risonanza magnetica. Ma l'interessato, dopo essersi sottoposto per oltre dieci anni a ogni tipo di accertamento clinico, adesso vuole essere lasciato in pace e non intende recarsi in alcun ospedale.
Non vado oltre perché non voglio rovinarvi il piacere di assistere alla puntata del «Bivio» di questa sera (su Italia 1 alle 22) anticipando i colpi di scena che il programma riserva. Dico solo che mi sento dalla parte di Cecchi Paone quando chiede prove scientifiche da chi cerca di contrabbandare, spesso a buon mercato, misere realtà terrestri per fantasmagoriche favole spaziali.
A fine trasmissione abbiamo scoperto che i giornalisti che ci erano stati annunciati, non c'erano affatto. Il set del Bivio, infatti, è off limits ai cronisti per evitare indesiderate fughe di notizie. Io sono stato un'eccezione quale ospite e autore del libro sul caso di cui si parlava. E hanno contato sulla mia serietà per evitare che si sapesse anzitempo cosa succede nel programma. Nei limiti che la mia professione mi impone, ho cercato di rispettare la fiducia che mi è stata accordata.
Uscendo, ho notato che i miei due compagni di viaggio per ragioni diverse erano un po' abbacchiati. Elisa Nerva, infatti, non aveva trovato i giornalisti delle testate nazionali che avrebbe dovuto incontrare. E Zanfretta, invece, non aveva gradito più di tanto le richieste di prove lanciate a più riprese da Cecchi Paone. Ho cercato di fargli osservare che nessuno si può aspettare di essere creduto se rivela verità sconvolgenti che non sono avvalorate da alcuna prova. Ma lui, ostinatamente, e devo dire anche con gran dignità, continua ad affermare che verrà un giorno in cui potrà dimostrare la verità delle sue affermazioni. Gli ho allora fatto notare che è da ventotto anni che continua a dire così e ad aspettare che i suoi amici alieni tornino per riprendersi la sfera che gli avrebbero lasciato. Ma il tempo passa e non succede nulla. «Si vedrà», ha tagliato corto quando a tarda sera l'ho lasciato a San Fruttuoso nei pressi del Piccolo Cottolengo Don Orione. E zoppicando, lentamente, mi ha dato le spalle e si è avviato verso la camera dove trascorre la sua esistenza aiutando gli anziani ricoverati nell'istituto.