La disciplinare rovina la festa al Genoa «Preziosi, tipo pericoloso per lo sport»

Motivata la condanna a cinque anni con proposta di radiazione, richiesta ad aprile: «Gestione troppo disinvolta»

da Genova

«Belin, te l’avevo detto che non poteva essere vero». Genova rossoblù è incollata alla tv, fa zapping, vuole ubriacarsi di serie A. Ma all’ora dell’aperitivo si vede servire la notizia che le prime agenzie battono con titoli fin troppo furbi: «Preziosi, cinque anni e proposta di radiazione», «Disciplinare: Preziosi, pericolosità sportiva». Un po’ come fosse una nuova condanna, arrivata il giorno dopo la conquista della serie A. Un déjà vu, a Genova. Via, parte il tam tam. Il più ottimista pensa alla conferma della persecuzione giudiziario-sportiva nei confronti del presidente delle tre promozioni consecutive e delle quattro in sei anni che ci sono volute al Genoa per passare dalla serie B alla serie A. Gli altri vanno a cercare le bottiglie da impugnare alla Tafazzi. È come se i genoani se l’aspettassero che qualcuno li svegliasse. Come due anni fa, come da 15 anni a questa parte e, parentesi Uefa a parte, come dal dopoguerra a oggi.
Invece no. È tutto vero, ma è anche tutto terribilmente vecchio. Non c’entra neppure quell’invasione di campo e quella fine partita con i giocatori in mutande. Per quello bastano 10mila euro di multa, checché ne possa pensare qualche giornale che invoca l’irregolarità della partita per mancanza di divise regolamentari e squadre autoridotte nel numero. È vero che Preziosi si è beccato 5 anni di inibizione dalla Disciplinare accompagnata dalla richiesta di «preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria Figc». Cioè di radiazione. Ma è anche vero che si sapeva da circa due mesi, dal giorno successivo a quello di Juventus-Genoa la cui vigilia era stata «rasserenata» dalla richiesta di una penalizzazione di tre punti per la società rossoblù colpevole di «responsabilità oggettiva». Il procuratore federale aveva chiesto di dimagrire in corsa la classifica del Genoa reduce da cinque vittorie consecutive perché il suo presidente, nella stagione 2003-04 aveva passato, dal «suo» Como al «suo» Genoa, giocatori a prezzi ridotti.
Quella condanna è di fine aprile. Ieri sono arrivate le motivazioni che hanno indotto i giudici della Disciplinare a infliggere al re dei giocattoli la più pesante delle condanne previste dal regolamento. «Il quadro che si ricava dalle condotte poste in essere dal deferito Preziosi - si legge nella sentenza - lascia presumere che siano quelle le uniche modalità con le quali questi ha ritenuto di poter gestire la sua attività d’impresa sportiva. Modalità che denotano una spiccata “pericolosità sportiva”, tale da renderne incompatibile la permanenza nell’ambito dell’ordinamento sportivo». Enrico Preziosi ne esce un po’ come il padre di tutti i mali del calcio, un pericolo pubblico peggiore di qualsiasi protagonista di Calciopoli. Ma alla fine dei conti, lo sapeva già quello che pensavano di lui i giudici sportivi. Specie dopo la mazzata della doppia retrocessione di due anni fa per quel Genoa-Venezia «normalizzato». E specie prima di quello che sembra essere il nuovo corso di un Preziosi sottotraccia.
Certo, il giorno dopo la conquista della serie A, quel comunicato rilanciato dal sito della Lega potrebbe sembrare una malignità, tanto per rovinare la festa. Ma è anche vero che almeno stavolta la Lega ha aspettato il giorno dopo, che ha preferito non pubblicare le motivazioni alla vigilia di Genoa-Napoli. Nel giro di una mezza giornata anche i genoani più pessimisti si sono rasserenati. E hanno esorcizzato l’ultimo incubo con una battuta. Perché è vero che Enrico Preziosi è sportivamente pericoloso: con tre promozioni in tre anni, è inevitabile che diventi una «minaccia». Sportivamente.