«Un disco che vale 15 anni di studio»

I musicisti sono stravolti dallo sforzo

E, per capirlo al primo colpo, basterebbe solo pensare che Riccardo Chailly è nella classifica italiana da 44 settimane: 37 grazie al cd Rapsodia in blu registrato proprio qui a Lipsia con Bollani, e sette dirigendo Ramin Bahrami nei Concerti per pianoforte e orchestra di Bach. È eclettico, inarrestabile, per nulla disposto a rassegnarsi al «ghost of the past», al pigro fantasma del passato. E alle prese qui con la meravigliosa Gewandhaus Orchester dai colori scuri e dal virtuosismo superbo, ha presentato il cofanetto Beethoven The Symphonies che la Decca pubblica ora in tutto il mondo sicura di stupire gli appassionati e nutrire gli inesperti.
Maestro, alla fine qual è l’obiettivo di dirigere le Sinfonie di Beethoven come avrebbe voluto Beethoven?
«Forse far capire ancora una volta che un gigante come lui rimane uno stimolo ancora attuale».
Molti però hanno dubitato di questa «velocità» delle esecuzioni.
«Lo ha fatto anche Schumann, poi Mendelssohn fu il primo a intraprendere questa strada. È una esecuzione al limite della eseguibilità».
Addirittura.
«Ad esempio, al termine del Quarto movimento dell’Ottava i musicisti si massaggiano le braccia per il grande sforzo, sono stravolti».
Uno spettacolo entusiasmante per ogni platea.
« E la grande sfida è stata proprio affrontare quest’impresa con l’orchestra che era così vicina a Beethoven».
Però non sarà stato facile, dopo così tanto tempo, chiedere alla Gewandhaus di cambiare.
«Quando abbiamo iniziato, ho percepito uno sbigottimento totale. Allora ho spiegato che cosa volessi fare. E ho trovato perplessità, forse. Ma mai ostilità».
Perché si è deciso soltanto ora?
«Me lo hanno chiesto quindici anni fa, ma ho voluto studiarle a fondo prima di avere il coraggio di iniziare e dare spazio alle mie idee».
PG