Discografici contro chitarristi Vietato «scaricare» gli spartiti

Chiusi i siti che scambiano gratis le tablature. «Ma noi non rubiamo, riscriviamo»

Antonio Lodetti

Non c’è pace per la musica su Internet. Finita (o meglio ridimensionata) la guerra degli autori e delle case discografiche contro chi scarica «a sbafo» le canzoni (ormai c’è la hit parade ufficiale dei dischi più gettonati in rete) è partita dall’America quella contro i «rapinatori» di spartiti. Milioni di chitarristi più o meno in erba sono in rivolta. Gli editori hanno chiuso il loro terreno di caccia prediletto: vietato scaricare le tablature (ovvero gli accordi) per chitarra dei brani più famosi. Chi vuol suonare le sue canzoni preferite dovrà comprare gli spartiti (un mercato in continua discesa, si parla di 5mila pezzi all’anno). Gli avvocati delle potentissime Music Publishers Association e National Music Publishers Association hanno chiesto l’immediata chiusura dei siti dove gli appassionati scambiano gratuitamente partiture e trascrizioni delle canzoni. Fermati i siti è partita la polemica. I siti più celebri (GuitarTab.com, MySongBook, Mxtabs, MyGuitars.com) sono stati oscurati. Anche Online Guitar Archive (meglio noto come Olga), ha provvisoriamente chiuso bottega annunciando: «Chiudiamo mentre cerchiamo di risolvere i problemi legali. Apprezziamo il vostro supporto e speriamo di tornare il più presto possibile a fornire materiale agli aspiranti chitarristi». Ma Olga contrattacca duramente in rete dicendo: «Prosegue la guerra santa delle organizzazioni che proteggono gli interessi delle major contro la diffusione della cultura condivisa. Prima hanno attaccato i siti che pubblicano i testi delle canzoni, senza far distinzione tra siti on line e siti amatoriali che distribuiscono materiale gratuito. Ora l’obiettivo sono le tablature, ovvero gli accordi che spesso pubblichiamo grazie al lavoro certosino di alcuni appassionati, che ricostruiscono nota per nota i brani più amati dagli strimpellatori dilettanti».
Secondo la legge, è chiaro che gli editori hanno il sacrosanto diritto di pubblicare in esclusiva «arrangiamenti, adattamenti, trascrizioni di lavori musicali protetti inclusi i testi». Ma la maggior parte degli spartiti rock che girano su Internet nascono dalla bravura dei chitarristi dilettanti, che li riscrivono ad orecchio. I pezzi di Jimi Hendrix o di Van Halen (tra i più scaricati) negli spartiti ufficiali trascrivono semplicemente gli accordi tralasciando gli assolo, senza contare che i blues e i rag necessitano tablature particolari. «Il nostro è un servizio - prosegue Olga - perché gli spartiti nei negozi sono carenti di gamma, estremamente costosi e spesso imprecisi. Ci fosse un’alternativa, negozi on line che vendono la traccia digitale a prezzo ragionevole, tipo 99 centesimi a brano, la situazione sarebbe meno grave».
Più arrabbiati quelli di Abc Tabs e 911 Tabs che hanno deciso di non chiudere bottega (insieme ad altri come alt.guitar.tab) e tuonano: «I discografici fanno una battaglia non giusta contro la divulgazione di contenuti derivati da contenuti protetti, le trascrizioni non sono una copia dell’originale ma prodotto del lavoro del trascrittore che, ad orecchio e con le proprie conoscenze musicali, interpreta il brano e produce un’opera didattica che rende pubblica gratuitamente. Solo con l’aiuto della memoria, se ascoltiamo un brano più volte, possiamo scoprirne gli accordi e le progressioni musicali. È nella nostra mente e nessun discografico potrà impedirlo. Il diritto d’autore non può essere così vasto da tendere le sue branchie fin dentro la mente e il sapere degli uomini».