La «discontinuità» non risolve i problemi del Paese

Di solito il termine «discontinuità» si usa per definire qualcosa di negativo. Per esempio, quando l'erogazione dell'acqua o della luce elettrica avviene in modo irregolare o nel caso di un malato che si cura a singhiozzo, di un amante incostante, di uno studente svogliato, eccetera. Chi direbbe mai: «Così non si può continuare e quindi si deve discontinuare»? Ciononostante, secondo i leader dell'Udc, la discontinuità (da loro fatta assurgere a neologismo politico) dovrebbe avere l'effetto - per dirla con vecchio slogan pubblicitario - di un «tigre nel motore» della coalizione. Ma poiché una maggioranza viene giudicata da quel che ha fatto e, nella fattispecie, anche per le occasioni perdute (proprio a causa dei «discontinuisti»!), è più che mai opportuno che la Cdl non dia a costoro troppa confidenza e pensi a spronare il governo ad affrontare le emergenze, prima tra tutte l'infiltrazione islamica - che dovrebbe essere un elemento centrale della prossima campagna elettorale al fine di obbligare le sinistre a scoprirsi su questo terreno - o il dramma del caro affitti per venire incontro a milioni di persone che non sanno più dove sbattere la testa. Lasciando perdere le chiacchiere centriste.