Il discorso conclusivo di Silvio Berlusconi al Congresso del Pdl Prima parte

Il testo integrale del discorso conclusivo di Silvio Berlusconi al Congresso del Popolo della libertà.
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Discorso di chiusura del Presidente Silvio Berlusconi Congresso del Popolo della Libertà
29 marzo 2009

Grazie per la vostra fiducia, amicizia, affetto.
Mi avete affidato una grande responsabilità, una entusiasmante responsabilità: quella di guidare il Popolo della Libertà.
Mi auguro di essere all’altezza. Cercherò di non deludervi mai.

Nel mio discorso di venerdì ho tracciato un affresco della nostra storia, del percorso che ci ha portato a questo straordinario congresso. Ieri Gianfranco, mi ha fatto un complimento: mi ha riconosciuto una “lucida follia”. Senza la quale non ci sarebbe stato questo percorso e non sarebbe mai nato questo nostro Popolo della Libertà. Lo ringrazio per questo attestato. Anche perché ha colto nel segno. “Lucida follia” è un’espressione di Erasmo da Rotterdam che è a me molto cara.

Secondo Erasmo: «Le decisioni più sagge, le decisioni più giuste, la vera saggezza, non è quella che scaturisce dal ragionamento, non è quella che scaturisce dalla mente, ma è quella che scaturisce da una lungimirante, visionaria follia». Credo davvero che una “lungimirante visionaria follia” mi abbia guidato fin dall’inizio della nostra avventura politica. Ho pensato di donarvi un’edizione in carta pergamena del mio primo appello: “Per il mio Paese” del 26 gennaio 1994, in cui annunciavo la mia discesa in campo. Vorrei leggere con voi un passo di quel discorso che anticipa con una visione nitida e precisa tutto il percorso che abbiamo fatto e che ci ha portato sin qui. Leggiamolo insieme.

[…] Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita. Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l'ennesimo partito o l'ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l'obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all'Italia una maggioranza e un governo all'altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune. Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell'Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all'ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza. La storia d'Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politici senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un'Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". […]

Era il 26 gennaio del 1994. Ho aggiunto in calce la data del 27 marzo di questo nostro Congresso. Con la stessa “lungimirante visionaria follia”, che ormai ha contagiato anche tutti voi, abbiamo sognato e costruito il grande partito degli italiani, che nasce oggi, il Popolo della Libertà. Un nome che fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali del nostro partito. “Popolo”. Perché la sovranità appartiene al Popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare. E poi perché siamo tanti e uniti dalla passione per gli stessi valori e quindi siamo un vero popolo. “Libertà”. Perché è il nostro valore di riferimento, la nostra religione laica. La stella polare che ci guida in tutte le decisioni. I nostri valori sono il nostro punto di forza. 

Sono scritti chiaramente nella Carta dei valori del Partito dei Popoli Europei, che è anche la nostra carta, perché abbiamo contribuito a scriverla al congresso trentennale del PPE che si è svolto a Roma nel 2006. E’ la Carta che avete appena approvato. Leggetela, approfonditela. Meditatela perché è la nostra carta d’identità. Questi valori hanno fatto grande la nostra civiltà e sono alla base di tutte le democrazie occidentali. Sono la libertà, la democrazia, la dignità dell’uomo, la parità tra uomo e donna, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale. Questo è, se vogliamo, e soltanto questo, il vero “berlusconismo”. Con buona pace di chi tenta continuamente di denigrarci. Questi valori non solo ci consentono ma in un certo senso ci obbligano a compiere in Italia una grande Rivoluzione Liberale: un grande cambiamento per mettere la persona prima dello Stato. Ricordare il nostro percorso, onorare la nostra storia, definire i nostri valori, ci aiuta a capire cosa ci differenzia dalla Sinistra italiana. Questa Sinistra è così arretrata e faziosa che non fa opposizione al Governo, fa opposizione al Paese.

Ora dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al futuro. Dobbiamo avere chiaro su cosa impegnarci, su quale è la nostra missione, quali sono le nostre priorità per il nostro governo, per la nostra maggioranza parlamentare, per il nostro partito. Per il Governo venerdì ho ricordato che in pochi mesi abbiamo fatto già molto. Non voglio ritornare su argomenti come il salvataggio dell’Alitalia, la soluzione dell’emergenza dei rifiuti in Campania, la messa in sicurezza dei conti pubblici, la salvaguardia del sistema bancario, l’adozione per primi delle misure per fronteggiare la crisi economica, il via libera alle grandi opere, il rilancio della Pubblica Amministrazione. Sono tutti innegabili successi del Governo che ho l’onore di presiedere. E sono frutto della nostra cultura del fare e della nostra coesione. Guardiamo al futuro.

La nostra missione di governo, prima di ogni altra cosa, è certamente, indefettibilmente quella di portare l’Italia fuori da questa crisi. E’ una crisi diffusa nel mondo da un virus che viene dall’America e ha colpito un corpo sano, il corpo del nostro Paese. E’ un virus partito dalla finanza, è arrivato a colpire l’economia reale, e ha costretto le imprese e le famiglie a fare i conti con problemi nuovi, di non facile soluzione. In tutta franchezza, nessuno al mondo può dire di avere la ricetta sicura per debellare questo virus. Il nostro governo ha agito non solo per primo, come ho ricordato più volte, ma lo ha fatto soprattutto con saggezza. 

Abbiamo anzitutto alimentato la fiducia, perché la durata e la profondità della crisi dipenderà molto dai comportamenti di ciascuno, soprattutto dalla capacità di non modificare le proprie abitudini di consumo, specialmente da parte di quelle categorie che non rischiano il posto di lavoro, come per esempio i dipendenti pubblici. Ci siamo comportati in modo saggio perché abbiamo dato sostegno alle fasce più deboli, con provvedimenti tempestivi costruendo per la prima volta in Italia un welfare per la parte meno fortunata della società, che in passato non aveva mai ricevuto alcuna attenzione. Dobbiamo continuare su questa strada. Continueremo con il massimo impegno. 

Con i nostri interventi abbiamo dato una dimostrazione concreta di ciò che intendiamo per economia sociale di mercato, dove la libertà di mercato si accompagna sempre alla solidarietà, alla promozione e alla tutela della persona umana. Non abbiamo “regalato” soldi alle banche, ma abbiamo messo in campo le risorse necessarie per garantire che le banche continuino a fare il loro mestiere, a fare le banche, così che non si interrompa il flusso del credito alle imprese e alle famiglie. Insieme all’entità senza precedenti della somma stanziata per gli ammortizzatori sociali, abbiamo innovato proprio perché nessuno rimanesse solo e indifeso. Abbiamo esteso i sussidi anche a chi prima non ne aveva diritto, come i collaboratori a progetto rimasti senza lavoro, e li abbiamo raddoppiati sotto forma di indennità di reinserimento. La crisi, questa crisi, non ci impedirà di portare avanti ciò che avevamo intenzione di fare per i giovani, per la scuola, per l’università, per le donne, per l’ambiente. 

Ciò che noi vogliamo dare ai giovani non sono “aiutini” di Stato o corsie preferenziali, come avveniva nel ’68, ma la possibilità di misurarsi sul terreno della meritocrazia, di affermarsi per quello che i giovani sono e non per quello che hanno. Ai nostri ragazzi noi vogliamo offrire strumenti concreti per una formazione competitiva, per un ingresso degno nel mondo del lavoro, per poter mettere in piedi una famiglia, decisione che oggi è diventata una scelta coraggiosa. E’ per questo che una parte importante del Piano Casa che realizzeremo a breve sarà dedicato proprio ai giovani, agli studenti e alle giovani coppie, per le quali la ricerca di un’abitazione non dovrà più rappresentare un freno all’uscita dal guscio familiare. 

E’ per questo che ci stiamo impegnando per sostenere attraverso un investimento straordinario sugli ammortizzatori sociali tutti quei giovani precari che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi. Ci concentreremo anche sulla previsione di prestiti d’onore per tutti quei giovani volenterosi che decideranno di mettersi in gioco promuovendo la nascita di una nuova impresa. Stiamo già lavorando alla nascita di luoghi organizzati dai giovani dove poter fare musica, sport, teatro, cultura e formazione. Luoghi reali da costruire nei territori “difficili” della nostra Italia per rispondere, con l’amore e il talento dei nostri ragazzi, al degrado e all’abbandono. Non si può parlare dei giovani e del loro futuro senza dire ciò che stiamo facendo e faremo per una scuola e per una università migliori. 

La scuola non può più essere come in passato solo un ammortizzatore sociale. Deve diventare invece un luogo di studio e di formazione più vicina alla realtà. E’ questo l’obiettivo della nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici: i nuovi indirizzi saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, il titolo di studio non sarà solo un pezzo di carta, ma sarà garanzia di un posto di lavoro. Con la nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici avremo più inglese. Lo studio di questa lingua sarà obbligatorio in tutti i cinque anni delle superiori. Al quinto anno una materia sarà insegnata in inglese. E in tutti i licei vi sarà lo studio di una seconda lingua straniera. Come in Inghilterra, si procederà tra breve alla valutazione di tutte le scuole italiane e le famiglie potranno scegliere le scuole migliori dove mandare i propri figli con i professori reclutati in base alle loro capacità. Con la rivoluzione digitale, avremo l’e-book, il libro di testo in versione digitale da affiancare alla versione cartacea. Da liberali, fermo restando il principio che la scuola, statale o privata che sia, è sempre un servizio pubblico, sosterremo economicamente la libertà delle famiglie meno fortunate che debbono poter scegliere tra l’istruzione statale e quella privata. Anche nelle Università introdurremo un minimo di buon senso. Non saranno più consentite le moltiplicazioni dei corsi di laurea e le sedi distaccate inutili, sovente con meno di 20 iscritti, in qualche caso addirittura con un solo studente per un corso di studio. Saranno premiate solo le università con gli standard migliori nell’offerta formativa e nella ricerca scientifica. La selezione del corpo docente non sarà più una riserva privata per parenti e amici. Grazie alla governance manageriale, con la maggioranza di membri esterni del Consiglio di amministrazione, saranno garantite la terzietà e la responsabilità economica. Ai ricercatori abbiamo già destinato più risorse e per la prima volta 135mila studenti meritevoli ma privi di mezzi economici riceveranno una borsa di studio vera. 

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