Discoteca bruciata a Sestri Levante: è giallo sulla serata dei fermati

I carabinieri vogliono accertare tutti i movimenti dei due ristoratori

Storia nero fumo, binaria e contraddittoria. Un incendio doloso che segue a ruota la morte di un uomo. Tino Barbera colpito al capo da un pannello spezzato durante la mareggiata di venerdì allo Schooner di Sestri Levante e il suo locale incendiato da due uomini. Con l'autopsia di Barbera che slitta a giovedì per garantire «accertamenti più approfonditi».
Ci vanno cauti: l'urgenza è di vederci chiaro per fugare dubbi di sorta, come un ipotetico nesso tra morte e incendio. Faccenda tutt'altro che fluida dove i particolari scricchiolano. Un raid urlato, i due incendiari che seminano tracce ovunque, devastano, ma hanno l'accortezza di segare la condotta del gas. Nessun esame tossicologico al momento dell'arresto. Erano fatti, ubriachi? Ma anche lucidi per decidere di cancellare eventuali tracce? Ma quali? Intanto per i due, l'uno gestore di pizzeria, l'altro di bar, due attività di stretto contatto col pubblico, viene convalidato il fermo in carcere a Chiavari. I dubbi restano e l’autopsia sarà eseguita con una particolare cura: allo stesso tempo i carabinieri stanno valutando tutti gli spostamenti dei due fermati che prima di giungere a Sestri Levante sarebbero stati all’interno di una discoteca lavagnese. Da questi controlli sarà possibile sapere con chi abbiano parlato e se l’incendio sia veramente frutto della follia sotto l’effetto dell’alcool e droghe oppure se si tratti di una messa in scena. «Abbiamo consegnato tutto al sostituto Procuratore Margherita Ravera che ha aperto un fascicolo - precisa Fabio Benincasa, comandante della compagnia dei Carabinieri - I due a lungo interrogati non hanno voluto fornire giustificazioni, per cui non disponiamo di definitive motivazioni. Posso confermare che li conosciamo come dediti all'uso di sostanze alcoliche. Una possibile lettura è che si siano lasciati andare ad un eccesso. Hanno superato il limite e consapevoli di avere lasciato tracce, hanno pensato di cancellarle col fuoco». Quindi sono entrati, svuotato il frigo, scaraventato tavolini dalle finestre. Poi sono usciti e rientrati per appiccare il fuoco, imbrattandosi di vernice che si tirano dietro ovunque. Indizi chiari da subito, tant'è che «in brevissimo tempo - insiste Benincasa - li abbiamo individuati. Era necessaria una risposta rapida per evitare che montasse il giallo». Giallo Schooner.