La discoteca "di razza":a Padova ingresso vietatoa romeni e albanesi

I buttafuori respingono due ragazze dell’Est a causa della nazionalità. I titolari: "Dobbiamo stare attenti"

C’era una volta la selezione all’ingresso: buttafuori nerboruti che non ti facevano passare se non indossavi le scarpe e la camicia giusta. E che poi ti scrutavano all’interno, attenti che non combinassi guai. Tutti d’accordo, la sicurezza e il decoro delle discoteche vanno difesi a ogni costo. Del resto, la scelta del proprietario su chi far entrare e chi no in base al look non viola alcuna legge. Ma qualcuno ha deciso di andare oltre.

E di selezionare gli avventori sulla base di rigidi criteri razziali. Siamo a Padova, il locale notturno si chiama Factory Club e si trova in via Sarpi, poco distante dalla stazione. Qui tutti sono ben accetti, a meno che non siano albanesi, moldavi, rumeni e tunisini.
Grossi omoni che controllano l’ingresso impediscono, infatti, il passaggio ai gruppi etnici che non siano ritenuti «di gradimento» dai gestori. E così lo scorso fine settimana due ragazze di marcata origine Est europea sono state respinte in malo modo soltanto in ragione della loro provenienza geografica.

Di fronte alle conseguenti proteste le due albanesi si sono sentite rispondere che «albanesi, rumeni, moldavi e forse anche tunisini qui non possono entrare». Per accedere in discoteca è, infatti, necessario iscriversi a un circolo e ottenere una tessera di riconoscimento. Che ai gruppi etnici in questione i gestori si rifiutano di concedere. E non fa nulla che siano vestiti bene, siano sobri, abbiano solo voglia di divertirsi e parlino un italiano pressoché perfetto. La loro nazione di nascita non piace. La scenetta, alla quale hanno assistito molti avventori come racconta Il mattino di Padova, non è piaciuta affatto. Tanto che alcuni di loro hanno deciso di utilizzare Facebook per boicottare il locale che sin dalla sua apertura, lo scorso luglio, è diventato un punto di riferimento per la movida dei più giovani.

Proprio per la bella musica, l’ambiente «giusto» e le capacità imprenditoriali dei gestori. Che travolti dalle polemiche, adesso cercano di difendersi: nessun intento razziale, a spingerli sarebbe solo la necessità di proteggersi. «Siamo molto vicini alla stazione - spiega uno di loro - spesso cerca di entrare gente poco raccomandabile, dobbiamo stare attenti».

Uno dei titolari, fra l’altro, è un immigrato: come è possibile che vieti l’ingresso per motivi etnici? «Io sono vietnamita, quindi non certo razzista - ha spiegato Thang Vien al quotidiano locale - Ma quando vedo soggetti troppo particolari cerco di tenerli fuori per ragioni di sicurezza. Non so cosa sia successo l’altra sera». Infine dà la colpa al look. «Evidentemente i buttafuori hanno interpretato in modo negativo lo stile trasandato delle due ragazze». Insomma, il fatto che fossero albanesi sarebbe solo una coincidenza.
Nessuna discriminazione, salvo quella contenuta nelle parole di chi all’ingresso sta ben attento a tenere fuori gli extracomunitari.

E che usa la matematica per garantire la sicurezza in discoteca: «È solo un problema di quantità - precisa un altro collaboratore - Evitiamo che nel locale entrino gruppi etnici troppo numerosi». L’idea è quella di rispettare la proporzione fra italiani e immigrati che c’è in città. «Se entrano troppi stranieri si crea un problema di sicurezza. Qualche giorno fa c’è stata una rissa fra albanesi. Non possiamo permettere che cose di questo genere succedano nel nostro locale».