Discovery, continua l’odissea nello spazio

La fusoliera della navicella è stata riparata in pochi minuti a mani nude

Andrea Nativi

Intervento riuscito «sembra che questo grosso paziente sia stato curato», così Steve Robinson, astronauta della navetta Discovery, ha commentato la delicatissima operazione che aveva appena completato. Robinson ha rimosso con le proprie mani dai due lati del ventre della fusoliera della navetta altrettante strisce di materiale isolante, che si protendevano pericolosamente dallo scudo di piastrelle termiche.
Robinson è il primo astronauta che si sia mai avventurato al di sotto della navicella, una zona molto delicata, anche se concepita per resistere a temperature fino a 1.600° durante il rientro nell'atmosfera.
La riparazione nello spazio di uno shuttle non era mai stata tentata in precedenza. Robinson l’ha compiuta nel corso della terza uscita nello spazio effettuata dagli astronauti e nonostante le preoccupazioni della vigilia è riuscito nell'impresa nel giro di pochi secondi, senza incontrare alcun problema e non avendo neanche bisogno di ricorrere agli attrezzi che erano stati approntati per l'occasione.
La passeggiata spaziale è durata così complessivamente sei ore, invece delle sette previste. Innanzitutto Robinson ed il collega Soichi Noguchi hanno effettuato alcuni interventi già in programma sulla stazione spaziale internazionale, installando attrezzature ed una struttura di carico, poi si sono preparati per l'intervento imprevisto. Robinson ha fissato un piede ad una staffa posta al termine del braccio robotico lungo quasi 18 metri e mentre il collega controllava che tutto procedesse in modo regolare, è stato lentamente avvicinato alle strisce, lunghe meno di tre centimetri. Nel giro di pochi istanti è riuscito a rimuoverle, tirando dolcemente e senza neanche applicare molta forza. Le strisce sono state quindi poste in una borsa dei rifiuti e gli astronauti sono rientrati a bordo del Discovery attraverso la porta stagna.
Tuttavia per un problema che viene superato, uno nuovo si manifesta: il nuovo allarme deriva dal sollevamento anomalo di una porzione di un lembo di una coperta termica isolante, con dimensioni di 50 centimetri per 10 centimetri, che si trova subito sotto una delle finestre frontali dell'abitacolo della navetta. Secondo Wayne Hale, vice responsabile del programma shuttle, con tutta probabilità il leggero strato di rivestimento è stato danneggiato dall'ennesimo frammento staccatosi dallo shuttle durante il decollo. Si teme che l'intero elemento possa staccarsi durante la fase di rientro, non tanto durante l'iniziale discesa a Mach 20, ma quando la navetta avrà rallentato a Mach 6. Se il pezzo di tessuto termico venisse strappato dalla sua sede potrebbe impattare contro la navetta, danneggiandola. Gli ingegneri della Nasa hanno ricevuto 48 ore di tempo per stabilire se la probabilità di distacco e di danno è così elevata da richiedere una azione di correzione da parte degli astronauti. Intanto le procedure vengono messe a punto e gli astronauti sono preparati ad una quarta passeggiata. E meno male che in questa missione si doveva solo simulare, ma non effettuare un intervento di riparazione dello shuttle nello spazio.