Il disegno ai tempi del vinile

E I CANTANTI NEL LORO PICCOLO Anche interpreti come Augusto Daolio dei Nomadi, Lucio Battisti e Paolo Conte hanno firmato le copertine dei loro dischi

Una forma d’arte considerata «minore», ma che più di altre ha segnato il nostro tempo, è quella documentata dalla mostra «Matite di vinile. Fumettisti, disegnatori e illustratori nella discografia italiana», promossa dall’Assessorato alle politiche culturali e della comunicazione del Comune di Roma e ospitata nella Sala Santa Rita (in via Montanara).
Fino al prossimo 27 febbraio è infatti possibile ripercorrere un periodo eccezionale per la canzone italiana, compreso tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo appena terminato.
Come evidenzia nel catalogo Massimo Pistacchi, direttore dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi, la storia del disco si connette non solo a quella della tecnologia applicata, dell’economia e del costume, ma anche a quella dell’arte e del design.
Fino agli anni Cinquanta per i 78 giri non vi era una vera copertina, ma una semplice busta di carta con un foro centrale che lasciava scoperta l’etichetta; soltanto con l’avvento dei dischi a 33 e a 45 giri confluiscono nelle copertine gli elementi descrittivi e le elaborazioni artistiche e grafiche intese a evidenziarne le particolarità.
Man mano che il disco diventa un prodotto di ampio consumo, emblema dei mutamenti sociali in atto, la sua immagine viene sempre più spesso affidata a veri e propri maestri del disegno.
La mostra esalta l’opera di importanti disegnatori, a partire da Guido Crepax, che proprio con l’attività di illustratore di copertine cominciò la sua carriera che lo avrebbe portato a realizzare notissimi fumetti, in particolare «Valentina», i cui tratti somatici sono riconoscibili nella copertina del disco di Alberto Baldan Io e Mara.
L’itinerario espositivo prosegue con altri fumettisti altrettanto noti come Andrea Pazienza, Milo Manara, Altan, Hugo Pratt e con una serie di grafici, tra cui Giorgio Forattini, Jacovitti, Emanuele Luzzati, Tullio Pericoli.
L’ultima sezione raccoglie le testimonianze di alcuni cantanti che amavano essi stessi disegnare le copertine dei dischi, con un particolare rilievo per Augusto Daolio del gruppo dei Nomadi, che era anche pittore (tra gli altri cantanti/disegnatori figurano anche Paolo Conte e Lucio Battisti).
Davanti a questa fioritura colorata di bellissime copertine, è forte la nostalgia per un genere che oggi è decisamente sottotono per l’esiguo formato del disco digitale. Un genere che è oggetto di collezione da parte di alcuni appassionati, che rischiano, però, di non poter ascoltare più il loro contenuto per l’impossibilità di trovare i ricambi delle puntine del giradischi.
Orario: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 18.