LA DISFATTA DELLE PRIME FILE

La questione vera del convegno di Confindustria di Vicenza non è quello che ha detto Berlusconi, e che era noto, ma come ha reagito la maggioranza degli industriali presenti. Quelli seduti nella prima e nella seconda fila, la dirigenza degli imprenditori italiani, sono rimasti seduti, fermi: qualcuno per compostezza istituzionali, altri, invece, con il volto tetro e l’espressione irritata. Il resto della platea in piedi ad applaudirlo. Questo è un fatto.
La dirigenza ha reagito piccata. Ha sostenuto che Berlusconi vuole delegittimarla e che chi ha applaudito faceva parte di una claque organizzata. Insomma chi ha applaudito non apparteneva alla base di Confindustria: erano infiltrati. Per fortuna c'è la televisione che ha mostrato le immagini di quello che è successo. Il malessere di Confindustria è tale da aver provocato ieri le dimissioni di Diego Della Valle dal direttivo, ufficialmente per «evitare strumentalizzazioni».
La verità è un'altra: la base, gran parte di essa almeno, è d'accordo con Berlusconi, lo preferisce a Prodi e non è d'accordo con il fatto che, dopo l'intervento di Prodi, il loro presidente si sia detto «molto soddisfatto». Nessuno vuol tirare la giacchetta a nessuno. Il presidente della Fiat può legittimamente soddisfarsi di quel che vuole. Ma non può neanche far finta di non sapere che, in questa occasione, sono stati gli iscritti a Confindustria a tirargli la giacca e, allora, qualche domanda se la dovrà pur porre. Non la deve porre lui agli altri. Diciamo che i panni se li deve lavare in casa sua. Ma con tutti, non con quelli della prima e della seconda fila.
Il presidente ha anche scandito che la dirigenza è stata de-mo-cra-ti-ca-men-te e-let-ta. Bene, ma non sarà che sabato, nel Nord Est si sia assistito al fatto che, ormai, è anche un po' de-mo-cra-ti-ca-men-te de-le-git-ti-ma-ta?
Tra le cose dette da Andrea Pininfarina, vicepresidente di Confindustria, c'è che le difficoltà di questo Paese non si risolvono se non con interventi strutturali? Cosa sono la Legge Obiettivo, la riforma Biagi e la riforma delle pensioni fatte da questo Governo? E cosa vuol dire che Prodi ha affermato che con la Legge Biagi si è introdotta troppa flessibilità e che della Tav il suo programma non parla? Quelli che hanno applaudito Berlusconi un po' applaudivano lui e un po' dicevano che non erano d'accordo con Prodi. È tutto abbastanza semplice. Del resto, ci informò di questo stato di cose, a metà febbraio, un sondaggio dell'Ipsos pubblicato dal Sole 24 Ore, e fatto su un campione di 500 imprenditori: il 49% dichiarò che avrebbe votato per Berlusconi, contro il 29% si dichiarò a favore di Prodi. E, pur denunciando una situazione economica difficile, il 51% esprimeva un giudizio benevolo sul governo.
Tra l'altro, occorre anche dire che molte delle statue di sale che occupavano le prime due file fanno parte dell'economia italiana, circa il 5%, fatta da grandi e grandissime imprese. Indispensabili per il Paese. Quelli delle altre file, però, sempre nella stragrande maggioranza, fanno parte di quelle imprese, piccole e medie, che fanno il 95% dell'economia italiana.
L'impressione dunque è che la Confindustria delle prime file aveva già scelto, non tenendo conto che la Confindustria delle altre file aveva però scelto diversamente. Forse sarebbe stata anche zitta se qualcuno non le avesse dato voce. Ci ha pensato Berlusconi.