La disfatta di Ségolène Royal travolge la sinistra d’Oltralpe

Alle prossime elezioni politiche la «gauche» rischia il tracollo. La candidata socialista avverte: «Non mi fermerò». Ma nel partito c’è già chi la mette in discussione

Parigi - Sono le 18.30 e sgomito tra la folla che occupa quasi per intero la rue Solferino, dove al numero 10 c'è il palazzo della direzione nazionale del Partito socialista. Alla fine riesco ad arrivare alla porta d'accesso della stampa e mi vedo infilare al polso un braccialetto rosa fatto di carta, segno del mio avvenuto accredito ufficiale per la serata elettorale. Il cortile di rue Solferino sembra l'accampamento della tribù dei musi lunghi. Il risultato è nell’aria. Degli alti dirigenti del partito non c'è traccia. Passa solo madame Cristiane Taubira, esponente dei radicali di sinistra. In mancanza d'altro, tutte le tv si precipitano su di lei per intervistarla. Alle venti in punto gli schermi proiettano i tiggì della sera, che ufficializzano il risultato: 53,2 per cento per Nicolas Sarkozy e solo 46,8 per cento per Ségolène Royal, candidata ufficiale del Partito socialista. Le grida di delusione si mescolano a quelle di rabbia contro Sarkozy. Poi tutti in silenzio perché gli schermi trasmettono il discorso di Ségolène Royal, fatto di fronte a un gruppo ben selezionato di militanti (soprattutto intellettuali, attori, giornalisti e dirigenti politici) in un salone della vicina Maison de l'Amérique latine, in boulevard Saint-Germain.
Ségolène Royal ringrazia e promette altro impegno. Fa capire che resterà in prima linea nella battaglia per una nuova Francia. Si comporta come la leader di un partito che comincia a non riconoscerla più come tale. Pronuncia una frase ambigua, che costituisce il nocciolo duro del suo intervento di ieri sera: «È spuntato qualcosa che non si fermerà», dice tra gli applausi. In questo modo la dirigente politica sconfitta tenta di restare in sella al Partito socialista e in generale alla sinistra francese: dicendo che il seme della novità si chiama Ségolène Royal e che dunque l'avvenire sta dalla sua parte per cui è pronta ad «assumere le proprie responsabilità al fianco dei suoi elettori». Insomma, Ségolène Royal vuole restare leader. Uno schema un po’ troppo astuto, che il braccio destro di Laurent Fabius, Claude Bartolone, ha cercato ben presto di mettere in discussione nel corso di un dibattito radiofonico.
La sinistra francese ha accolto con estremo nervosismo il verdetto delle urne. I primi commenti sono tutti contro Sarkozy, ma c'è maretta anche nelle relazioni tra le quattro principali tendenze del Partito socialista: quella mediana del segretario generale François Hollande (compagno di Ségolène Royal), gli «ortodossi» della vecchia sinistra di Henri Emmanuelli, i «socialdemocratici» di Dominique Strass-Kahn e appunto i seguaci di Laurent Fabius, pronti a ogni svolta pur di favorire l'ascesa del proprio leader. C'è poco tempo per tirare le lezioni di una sconfitta tanto più grave perché i socialisti sembravano fino a metà gennaio in posizione di forza nella corsa all'Eliseo. Lo slogan del loro congresso dell'autunno scorso era: «Il dovere di vincere». Invece hanno perso e all'Eliseo un presidente di destra succede a un altro presidente di destra, che ha portato a termine due mandati consecutivi. Un bilancio tanto più grave perché i socialisti francesi, ancorati alle proprie «certezze» ideologiche, non sono riusciti a cogliere l'occasione offerta loro dalla metamorfosi del centrista François Bayrou, passato dal centrodestra al centrosinistra. Invece di dialogare con Bayrou in vista del primo turno delle presidenziali, i socialisti lo hanno demonizzato, accusandolo d'essere una sorta di infiltrato sulle praterie della sinistra. Poi, tra i due turni, lo hanno corteggiato, ma ormai era troppo tardi. Il modo migliore che i socialisti avevano per evitare la vittoria di Sarkozy sarebbe consistito nell'accordarsi già parecchi mesi fa con Bayrou, costruendo con lui una strategia comune per l'Eliseo. Così non è accaduto e adesso la «gauche» deve tenersi Sarkozy.
Ormai le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea nazionale sono dietro l'angolo e i socialisti rischiano davvero il tracollo. Per questo François Hollande ha lanciato ieri sera un appello alla mobilitazione e alla rivincita. Secondo il segretario generale del Partito socialista la scadenza delle elezioni di giugno è ormai fondamentale per la Francia. In realtà è fondamentale soprattutto per una sinistra che stenta a rinnovarsi. L'Union pour un Mouvement populaire (Ump) di Nicolas Sarkozy ha tutte le chances di conquistare la maggioranza parlamentare per cui la «gauche» deve impegnarsi al massimo in questa nuova battaglia. Se la vincesse, cosa quanto mai improbabile, potrebbe formare il governo della prossima legislatura. Ma anche non vincendole, i socialisti devono assolutamente sperare di avere una folta rappresentanza parlamentare perché in caso contrario Sarkozy potrà fare il bello e il cattivo tempo.