«Il disgelo col Vaticano non si fermerà»

«Alessio II ha traghettato la Chiesa ortodossa nel passaggio dagli anni del regime sovietico a quelli della nuova Russia e ha visto la rinascita religiosa del suo Paese». Il cardinale Achille Silvestrini, 85 anni, già «ministro degli Esteri» della Santa sede e poi Prefetto della Congregazione delle Chiese orientali, ha vissuto all’interno dei sacri palazzi la stagione dell’Ostpolitik vaticana e le prime aperture con gli ortodossi di Mosca.
Che cosa ha rappresentato Alessio II per la Chiesa russa?
«È stato il traghettatore, che l’ha portata fuori dal periodo sovietico. La nuova cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, ricostruita identica a com’era prima che Stalin la facesse radere al suolo, è il simbolo di questa rinascita che il patriarca ha voluto e promosso».
La Chiesa ortodossa russa appare molto legata al potere politico e al Cremlino. C’è chi dice troppo...
«Innanzitutto bisogna considerare che il rapporto tra la Chiesa e lo Stato russo appartiene alla storia di quel Paese. Anche se credo che sia più lo Stato a cercare l’appoggio pubblico della Chiesa che viceversa. Ritengo che quel rapporto col tempo si diluirà. Oggi appare inevitabile».
La riscoperta identitaria del cristianesimo russo è stata motivo di attriti con le altre confessioni, c’è stata una pausa nel cammino ecumenico.
«Credo che certe prospettive non possano essere cambiate e sono cautamente ottimista. Ottimista per il cammino irrevocabile che è stato intrapreso, cauto sui tempi».
Alessio II in questi anni non è stato tenero con la Chiesa cattolica. Perché?
«Penso che il Santo sinodo lo condizionasse. Posso dire però che il cambiamento di pontificato ha portato a un ammorbidimento dei rapporti, resi prima più freddi solo per il fatto che il Papa era di origini polacche. Negli ultimi anni Alessio II ha mostrato al nunzio apostolico Mennini e al nuovo arcivescovo di Mosca, monsignor Pezzi, grande accoglienza e amicizia».
Crede che avesse deciso di incontrare Benedetto XVI?
«L’incontro sarebbe potuto avvenire, se il patriarca fosse vissuto ancora un anno».
Su quale piano può avvenire oggi il dialogo con la Chiesa russa?
«Gli ortodossi russi hanno tra le loro priorità quella di resistere al processo di secolarizzazione. La Chiesa russa si aspetta amicizia e solidarietà soprattutto su questo aspetto».
Dopo la fine del regime anche Alessio II è stato accusato di aver collaborato con il Kgb.
«Non enfatizzerei queste circostanze. I vescovi sotto quei regimi non potevano mai essere liberi ed erano costretti a fare dei resoconti sulle loro attività».
AnTor