Disgrazie a catena, ma il film della Comencini fa ridere

I protagonisti sono una doppiatrice, un attore e un professore, ma la pellicola accumula perversioni, malattie mortali e altre disavventure

Maurizio Cabona

da Venezia

Francesca Comencini, di Luigi, ha girato Mi piace lavorare su lavoro & mobbing ed è andata al Festival di Berlino. Cristina Comencini gira La bestia nel cuore, traendolo da un suo romanzo (Feltrinelli), su pedofilia & incesto e va alla Mostra di Venezia.
Personaggio principale di quest’ultimo film, un’impiegata? No, una doppiatrice (Giovanna Mezzogiorno). Convive con un elettrotecnico? No, con un attore (Alessio Boni). Il fratello (Luigi Lo Cascio) di lei è un geometra? No, è latinista in un ateneo della Virginia e abita in un maniero.
L’amica del cuore è una sartina prossima alle nozze col panettiere? No, è una lesbica cieca che, a Natale, si «regala» la matura capo-doppiatrice (Angela Finocchiaro), piantata dal marito per una ventenne.
A Capodanno, in Virginia, la Mezzogiorno apprende dal fratello che sono ricordi, non incubi (la forza del rimosso!), gli stupri subiti dal padre, annoiato del fratellino. Madre connivente. Ora i genitori sono morti dello stesso male. Ma proprio quella notte il convivente, rimasto a Roma, tradisce. E la doppiatrice è incinta!
Ricapitoliamo: stupro plurimo continuato e aggravato da rapporto familiare, pedofilia, cancro, infedeltà semplice e adulterio. Aborto niente. Però c’è un parto drammatico, con rottura delle acque sul solo treno che viaggi vuoto d’estate!
Eccessive nello sbeffeggiare Il giorno dell’abbandono, stampa e cinefilia hanno ecceduto nell’applaudire La bestia nel cuore al punto che un corifeo Rai-Tv ha già reclamato il Leone per questo film... Rai-Tv. Normale. Ricordate nel 2003 Buongiorno, notte di Bellocchio? E nel 2004 Le chiavi di casa di Amelio? Parevano avere il Leone in tasca. La fine è nota.
Meno nota è la revoca della proiezione della Bestia nel cuore programmata l’altroieri sera per i soli quotidiani. I produttori negano un veto; la Mostra anche. Ma il tam-tam del Lido ripete che si voleva evitare un secondo caso Faenza, cioè che risate di scherno «contagiassero» il grosso della stampa alla proiezione della mattina dopo. In effetti gli sberleffi sono stati minimi. Giusto così. Nella Bestia nel cuore l’umorismo involontario serpeggia nell’apocalittico cumularsi di sventure, non erompe dai dialoghi. E poi, tranquilli: il ridicolo irrita sempre, ma non seppellisce più.