Da dislessico ai film con Brad Pitt: ecco l’incredibile storia di Max Brooks

La star di Hollywood produce e recita in "World War Z", tratto da un
romanzo horror adorato dagli adolescenti. E firmato dal figlio 39enne
del grande Mel

New York Dopo il successo di Cannes, Brad Pitt sta per trasferire Angelina e la sua tribù di figli a Malta, dove interpreterà World War Z, la guerra mondiale degli zombie. Pitt produrrà l’horror film il cui cast è gia colmo di grandi nomi: Mireille Enos, nei panni della moglie di Pitt, Anthony Mackie e il regista tedesco Marc Forster, lo stesso de Il cacciatore di aquiloni e Quantum of Solace. Ma dietro alle quinte di questa storia di zombie ad altissimo budget c’è un personaggio singolare; che pur avendo scritto libro e soggetto si è rifiutato di collaborare ai dialoghi della sceneggiatura. Di visitare il set. Di influenzare anche minimamente le decisioni del regista.

Si tratta di Max Brooks, non solo scrittore, autore e sceneggiatore, ma anche figlio d’arte. Max Brooks è infatti il figlio di Mel Brooks, uno dei più corrosivi autori comici del XX secolo e della leggendaria diva Anne Bancroft, diventata una delle icone di Hollywood grazie alla sua coraggiosa interpretazione de Il laureato. Quando, diretta da Mike Nichols, era apparsa nei panni della grande tentatrice Mrs. Robinson, un personagio destinato a diventare immortale, così come la canzone di Simon & Garfunkel che accompagnava il film. Se il padre gli ha regalato il gene della comicità, lei, nata nel 1931 come Anna Maria Louise Italiano in una casa di immigrati italoamericani nel Bronx, gli ha lasciato una grande volontà. Ma l’infanzia di Max era stata difficile: nato a New York, 39 anni fa, da bambino era dislessico e non era riuscito a leggere un libro fino a 15 anni, quando, improvvisamente, aveva sfogliato La grande fuga dell’Ottobre osso di Tom Clancy; scoprendo di riuscire a leggere benissimo la fantapolitica. Studiando tutto il giorno era poi riuscito a laurearsi in storia, dimostrando di possedere la stessa ambizione del padre, che durante gli anni del liceo aveva dichiarato di voler diventare il presidente degli USA.

«Ci sono due tipi di persone» ha dichiarato giorni fa Max Brook alla sua vecchia alma mater, il Pitzer College, «quelli che accettano i rischi e i morti viventi. Non abbiate paura di aver paura. Per anni ebbi paura di tutto, ma poi capii che proprio le cose che mi avrebbero aiutato a crescere erano quelle che mi terrorizzavano».

Brooks portava certamente un cognome altisonante, ma era anche pronto a dimostrare, non senza qualche intoppo, un indiscutibile talento narrativo. La comicità del padre l’aveva portato a scrivere la sceneggiatura di Saturday Night Live, il leggendario programma televisivo, per il quale aveva vinto un Emmy (2002), ma che, durante le sue nozze di miele con la sua collega Michelle Kholo, l’aveva licenziato in tronco. Brooks aveva quindi intrapreso una strada espressiva diversa da quella paterna, pubblicando il suo Manuale per sopravvivere agli zombie, vero e proprio banco di prova per questo World War Z. «Ma le prime critiche erano state dure», ha ammesso con un sorriso, «Il Los Angeles Times aveva dichiarato che sarebbe stato meglio se i miei genitori avessero usato un preservativo».

Ma poi, grazie all’incredibile interesse dei giovani, il suo primo libro era diventato un must, grazie ai morti viventi, gli stessi che vedremo nel film di Brad Pitt e che ricordano i classici del cinema horror di matrice romeriana, inesorabili ed estremamente esiziali nel loro essere spinti dal solo, atavico istinto famelico. «Mi chiedono se mio padre sia fiero dei miei scritti», ha sorriso l'autore, «Direi che è più felice di avere un figlio che non gli chiede soldi».

Grazie ai due libri, Brooks adesso è diventato il nuovo re della narrativa horror, sfornando un capitolo imprescindibile in quello che è forse il genere letterario più letto dai giovani degli States. E la comicità del padre? «Non ho nessuna intenzione di diventare il prossimo re della comicità ebraica», mette avanti le mani con una vena di sarcasmo, «Ma sono molto fiero dei successi del mio vecchietto».