Disoccupato uccide la moglie e si spara

A scoprire i cadaveri la figlia. In Friuli è la terza tragedia tra le mura di casa in meno di un mese

da Udine

Ha ucciso la moglie e poi con la stessa arma si è tolto la vita. L’ennesima tragedia tra le mura domestiche è avvenuta a Attimis, paesello di nemmeno duemila anime in provincia di Udine. E si tratta del terzo caso di omicidio-suicidio in Friuli in poco più di un mese.
A trovare i cadaveri dei genitori è stata la figlia quarantaduenne, Maria Cristina. Era l’ora di pranzo. Secondo le prime ricostruzioni fatte dagli inquirenti sembra che la donna fosse stata contattata dalla famiglia nella quale la madre si recava solitamente a fare le pulizie perché da qualche giorno non si era più presentata e non rispondeva al telefono. Maria Cristina, che non sentiva i genitori dal giorno di Santo Stefano, si è allora immediatamente recata nell’appartamento di via Roma. Trovata chiusa la porta e non udendo risposte ai suoi inviti ha chiamato il 113. Poi la tragica scoperta: i corpi di madre e padre erano in camera, stesi sul letto in una pozza di sangue.
L’uomo, che si chiamava Lino Giacomini e aveva 52 anni avrebbe ucciso la 63enne consorte Avina Scuor con una pistola regolarmente detenuta in casa. Due colpi alla nuca contro Avina, prima di premere ancora il grilletto puntandosi l’arma alla tempia. La morte risalirebbe a quattro giorni fa.
All’origine del dramma potrebbe esserci uno stato depressivo dovuto al fatto che l’uomo era rimasto disoccupato. Giacomini aveva lavorato in una ditta della zona, poi aveva subito un grave infortunio alla mano finita sotto una pressa. Incidente che gli era costato il posto. E da allora, non era più riuscito a trovare lavoro.
In un armadietto metallico chiuso a chiave la polizia ha trovato una sua lettera. Un commiato ma anche la spiegazione di una mente sconvolta per un gesto così disperato
«Erano persone conosciutissime. La comunità è sconvolta», dice ora il sindaco Maurizio Malduca.
«Tragedie così grandi sembra che non debbano mai capitare e invece è toccata a noi».
«Giacomini - aggiunge il primo cittadino - da sei mesi era disoccupato e due mesi fa si era rivolto a me per un aiuto. Lo avevo indirizzato al nostro ufficio assistenza e allo sportello lavoro dell’Ambito socio-assistenziale. I servizi stavano lavorando per risolvere questo problema. Per persone di una certa età non è facilissimo, però gli avevamo garantito tutto il nostro impegno. Lui non aveva fatto domanda di contributo economico al Comune ma chiedeva solo di poter lavorare. Non ci erano stati evidenziati problemi di natura economica».