Disoccupazione Usa mai così bassa dal settembre 2001

Deludono, però, i 146mila nuovi posti di lavoro. Valute in altalena, il petrolio torna a salire. Opec pronta a intervenire

da Milano

È stato un percorso lungo e faticoso, ma dopo quasi quattro anni gli Stati Uniti sono riusciuti in giugno a riportare il tasso di disoccupazione al 5% (era al 5,1% in maggio), esattamente allo stesso livello in cui si trovava nel settembre 2001. Nè i ripetuti tagli del costo del denaro da parte della Fed, nè la politica di sgravi fiscali varata da George W. Bush erano riusciti nell’impresa, segno che il graduale miglioramento del mercato del lavoro segnalato di recente da Alan Greenspan comincia a dar frutti.
Ieri, tuttavia, il calo della disoccupazione è stato in parte offuscato dagli appena 146mila nuovi posti creati il mese scorso, contro i 200mila stimati dagli analisti, anche se il governo ha rivisto complessivamente al rialzo di 44mila unità i dati di aprile e maggio. In pratica, la media dei posti creati nel primo semestre è pari a 181mila unità, una cifra che forse non sarà sufficiente a garantire un ulteriore sfoltimento delle file dei senza lavoro.
La situazione del mercato del lavoro sembra comunque poter garantire alla Fed i margini sufficienti per continuare ad alzare in modo graduale le leve dei tassi, con buona probabilità anche in occasione del prossimo vertice in calendario il 9 agosto. Questa prospettiva rischia di fiaccare ulteriormente l’euro, fino a farlo scivolare attorno a quota 1,17 come indicato da alcuni analisti. In una giornata di forti oscillazioni, caratterizzata dalla debolezza della sterlina (1,7366 dollari, il minimo dal dicembre 2003), la moneta unica è scesa a 1,1873 per poi risalire fino a 1,1987 grazie anche all’andamento negativo delle scorte di magazzino Usa.
La variabile-chiave, in grado di condizionare le decisioni della Fed e dei mercati, resta però il petrolio, tornato ieri a New York a 61,90 dollari il barile per i timori legati all’uragano Dannis. Nel comunicato finale, il G8 ha sottolineato «la necessità di azioni concrete per ridurre la volatilità del mercato attraverso dati più trasparenti, complessivi e tempestivi». Un invito rivolto soprattutto ai Paesi produttori, chiamati a offrire «maggiori opportunità per gli investimenti stranieri». Immediata la risposta dell’Opec, che si è detta disposta ad aumentare la produzione in caso di aumento della domanda. Oggi riprenderanno le trattative tra i rappresentanti del Cartello per un eventuale incremento dell’offerta.