Disonore, Vittorio Emanuele espulso dal Circolo degli scacchi

Paola Bulbarelli

All’inizio è stato privato di tutti i privilegi dinastici e del titolo di altezza reale della Consulta dei senatori del regno. Ora è stato anche espulso dal prestigiosissimo Circolo degli scacchi e rischia pure che gli venga stracciata la tessera del circolo della caccia. Tempi davvero bui per Vittorio Emanuele. Il principe arrestato il 16 giugno scorso con gravi accuse nell'ambito dell'inchiesta condotta dal pm di Potenza John Woodcock, e ora ai domiciliari a Roma, non trova pace. Il più antico e illustre circolo nobiliare ha affisso nella bacheca il provvedimento, mai adottato precedentemente nella storia degli scacchi, definendolo «doloroso e imbarazzante, ma inevitabile». Non si può infatti scordare, prima di tutto, che i Savoia di entrambi i cenacoli, nati proprio sotto il segno della Reale Casa, sono soci d’onore speciali. E mai fino a ora, era stata presa una tale decisione nei confronti di un socio d’onore, rango questo riservato appunto a membri di famiglie reali, capi di stato, principi della Chiesa. Per salvare capra e cavoli dal circolo si lascia intendere che non si è trattato di una vera e propria espulsione, ma più elegantemente di «cessazione di iscrizione all'Albo d'onore».
L'atto, come previsto dal regolamento, è stato adottato dal presidente sentiti i probiviri e il comitato direttivo ed è stato affisso, come detto, nella bacheca del circolo affinché tutti i soci possano esserne informati. È fuori discussione che la storia del circolo debba essere salvaguardata in tutti i modi. Una storia nella storia scritta solo in punta di penna. Basti pensare che sin dalla sua fondazione, ufficialmente avvenuta nel 1872, il Circolo degli scacchi ha sempre e solo annoverato i nomi dell’alta nobiltà. Significativa fu l’adesione di molte Guardie Nobili Pontificie, fino ad allora aderenti unicamente al Circolo delle Guardie Nobili, il più antico a Roma, a carattere aristocratico e militare, del quale è stato scritto che il Circolo degli scacchi divenne in effetti l’erede spirituale nella società del tempo. Altrettanto significativa fu poi la successiva elezione a secondo Presidente del Duca di Bomarzo, Don Francesco Borghese, che nel 1869 era stato uno dei più autorevoli promotori della fondazione del Circolo di San Carlo, poi diventato Circolo della caccia. Il «Nuovo Circolo», nato nel 1906 da una scissione del Circolo della Caccia e fusosi con il «Circolo degli scacchi» nel 1916, è stato sempre presieduto da principi, da Don Baldassarre Odelscalchi fino al principe e duca di Paliano Don Fabrizio Colonna.
Non mancano i soci caduti per la patria sia nella Prima che nella Seconda guerra mondiale tra cui, addirittura, S.A.R Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Oggi, nella nuova sede di Palazzo Rondinini (dal 1990) ai nomi storici dell’antica e rispettata aristocrazia sociale, che danno visibile continuità alle origini, si sono aggregati gli esponenti dell’aristocrazia intellettuale della cultura, delle università, dell’economia, della scienza, delle professioni liberali, delle istituzioni del Paese, caratterizzando il Sodalizio come un grande Circolo italiano, conservatore ed innovatore nel contempo, in un quadro di fedeltà a quei valori etici, morali e sociali che furono fondamento della sua costituzione e che sono ancora oggi e saranno anche in futuro motivazione di nobile ed eletta vita sociale. La vicenda di Vittorio Emanuele, non poteva certo passare inosservata.