Il «disorganizzato» è più pericoloso

Uccide con qualunque cosa gli capiti sottomano. Fa rumore, non pulisce la scena del crimine, e quando ci prova lo fa con scarsi risultati. Lascia tracce ed indizi anche grossolani, ma se non viene catturato subito, è probabile che la farà franca per sempre. Stiamo parlando del cosiddetto «serial killer disorganizzato», una tipologia di assassino che la criminologia contrappone a quella precisa e scientifica dell’uccisore sadico e maniaco che siamo abituati a vedere al cinema. Mentre quest’ultimo è generalmente un individuo di intelligenza media, quando non superiore alla norma, il killer disorganizzato spesso dispone di mezzi mentali limitati. Uccide preso da raptus, senza premeditazione, a causa dello scarso controllo che ha dei propri nervi oppure per via di irrefrenabili pulsioni sessuali. Dopo il delitto, che compie in maniera estremamente feroce per compensare la scarsa abilità, dimentica di eliminare elementi che possono portare al proprio riconoscimento, ma è proprio questo comportamento a volte eccessivamente maldestro a mettere in crisi gli inquirenti. Lo dimostra l’operato di Valentino Pesenti, autore di due delitti rimasti insoluti per quindici anni e catturato fortunosamente poco dopo la sua terza e ultima impresa criminale. Nei suoi due omicidi più efferati, quello di Carignano e quello di Bavari, ha orrendamente massacrato le vittime con i primi oggetti capitatigli in mano, poi ha cercato di pulire il sangue da pavimento, pareti e dai propri indumenti, realizzando dopo pochi colpi di straccio che si trattava di un’operazione impossibile da portare a termine, vista la ferocia con cui aveva ucciso. Omicidi scombinati ed inspiegabili, a tal punto da mandare completamente in crisi le forze dell’ordine. Ci è voluta anche un po’ di fortuna perché Pesenti venisse fermato prima di vedere ancora una volta «tutto rosso».