«Disperati per i sondaggi rispolverano l’arma dell’antiberlusconismo»

Il numero uno del centrodestra parla di reazione ridicola studiata a tavolino e avvenuta a scoppio ritardato: «Sono a corto di argomenti»

da Roma

C’è voluto un po’. Ma alla fine pure il Pd lustrato a nuovo di Walter Veltroni ritrova il Caimano di morettiana memoria. Alla faccia del dialogo e dell’antiberlusconismo che, aveva promesso Veltroni prima di iniziare la corsa verso le urne, sarà messo in soffitta. Invece no. Perché l’alzata di scudi che arriva dal centrosinistra è tanto implacabile quanto concertata. Segno, confida a sera il Cavaliere a un deputato di casa a Palazzo Grazioli, che anche «i sondaggi in mano a Veltroni» dicono che «il Pd è rimasto al palo». Insomma - è il ragionamento del leader del Popolo della libertà -, preso atto che i punti di distanza restano ancora tanti si è deciso di rispolverare l’antiberlusconismo di sempre.
E la tempistica, effettivamente, pare confermare la congettura. La battuta incriminata, infatti, il Cavaliere la pronuncia nel tardo pomeriggio di mercoledì negli studi di Saxa Rubra e diventa pubblica verso mezzanotte, quando va in onda l’approfondimento Tg2-Punto di vista. «Come può una giovane mettere su famiglia con la precarietà del mondo del lavoro?», chiede in studio Perla Pavoncello, laureanda in Scienze delle comunicazioni. Replica dell’ex premier: «Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo...». Passate ben dodici ore, poco dopo mezzogiorno, si alza il primo biasimo con Fausto Bertinotti che parla di «battuta allarmante». Poi, lentamente, il Pd carbura. Prima con il vicesegretario Dario Franceschini (alle 13.40), poi con il ministro Barbara Pollastrini (alle 15.20) e finalmente con Veltroni. Che ormai a metà pomeriggio (sono le 17.30) accusa Berlusconi di «essere lontano dalle ansie di milioni di ragazzi italiani». Con tanto di morale: «O torniamo a parlare ai giovani o perdiamo una grande occasione storica».
Il punto, per la verità, pare essere ben altro. Perché vista la tempistica «a scoppio ritardato» dell’offensiva arrivata dal Pd è difficile pensare che non si tratti di una scelta ponderata. Un po’ perché ad aprire le danze per il Partito democratico è il numero due Franceschini, un po’ perché nel Pd non c’è nulla che si muova senza che lo dica Veltroni. Basti pensare alle indicazioni arrivate ai democratici lombardi quando qualche giorno fa l’ex sindaco di Roma ha fatto capolino nella sede di Milano. «Manifesti solo con la mia faccia o, tutt’al più, con il simbolo del Pd - ha disposto tra l’imbarazzo generale - e nessuna iniziativa politica senza che sia concordata con Roma». E così è stato.
Così, non pare troppo fuori strada Berlusconi quando vede dietro l’assedio di ieri pomeriggio una precisa virata nella campagna elettorale. Per dirla con le parole di un ex ministro azzurro, «hanno finalmente ritrovato il loro Caimano». Oppure, per usare le parole del ministro Rosy Bindi, «è tornato il vero Berlusconi, quello fuori dalla realtà» che «dovrebbe vergognarsi». Così, all’ex premier non arrivano critiche solo sulla battuta sui precari, ma pure sul caso Ciarrapico con Massimo D’Alema che lo accusa di aver «candidato più fascisti di Storace». Il Cavaliere la sintetizza così: «Sono così disperati dal cadere nel ridicolo».
Le critiche, infatti, Berlusconi le liquida con un «ma andiamo!» quando a sera arriva all’ambasciata americana per un ricevimento. L’impressione, spiega, «è che sono disperati per la mancanza di argomenti e che si inventano dei pretesti ogni volta». E sulla reazione di Veltroni è eloquente: «È ridicolo prendersela in questo modo». Con tanto di sermone per il segretario del Pd: «Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humour. Ma per fortuna non succederà». E con chiusa ai limiti del paradosso se dopo una giornata di polemiche pure la diretta interessata derubrica il tutto a «uno scherzo». «Quello di Berlusconi - spiega la Pavoncello - è stato un gioco e non ci vedo nulla di male».