La disperazione del suocero: "Non può essere stato lui a distruggere le loro vite"

Il padre di Maria Carrara Bottagisio incredulo di fronte al dramma: "Li avevo appena sentiti al telefono. Erano felici"

Verona - Gli hanno appena detto, con tutte le cautele del caso, che è stato il genero ad ammazzare sua figlia e i tre amatissimi nipotini, prima di puntare la pistola contro se stesso e suicidarsi.
Gianpietro Carrara Bottagisio non può e non vuole credere che Alessandro Mariacci, il genero, abbia sparato due colpi di pistola a Riccarda, conosciuta tanti anni prima sui banchi del liceo Maffei di Verona. Non può e non vuole credere che quel professionista così calmo e stimato sia stato capace di sparare anche ai figli, ai piccoli Filippo, Nicolò e Jacopo, sangue del suo sangue. «Ci eravamo sentiti da poco - ha raccontato il padre di Maria Riccarda Carrara Bottagisio ai poliziotti poco dopo essere arrivato in questura assieme alla moglie e alle altre figlie -, li avevamo sentiti felici e tranquilli, come sempre. Avevamo chiesto quali regali potevamo fare ai bambini per Santa Lucia. Non può essere andata come dite voi, non può essere stato Alessandro a distruggere la loro vita, la mia vita». E invece è stato proprio lui, quel ragazzo che aveva subito conquistato la fiducia della famiglia Carrara Bottagisio, un casato nobile di Verona. Orfano di entrambi i genitori, arrivato da Piacenza nei primi anni 70, Mariacci si era impegnato molto e, con l’aiuto di una nonna che l’aveva allevato, era riuscito a laurearsi e ad aprire uno studio commercialista. Il tutto in coppia con Riccarda, compagna di studi, di vita e pure nella professione. Tutto perfetto, insomma, con l’aggiunta di tre bambini splendidi. E allora perché?
Un collega del commercialista, che preferisce rimanere anonimo, una risposta prova a immaginarla: «Qualcosa potrebbe averlo sconvolto - dice -. Non so cosa, ma lo dico perché lui era un tipo tranquillo, solare, innamorato della sua famiglia. Magari ha temuto, chissà per quale motivo, che potesse succedere qualcosa ai bambini, alla moglie, e ha reagito guidato dalla follia».
Gli inquirenti stanno setacciando la contabilità del suo studio, i conti bancari a lui intestati, per capire se alla base del gesto ci possano essere motivazioni finanziarie. «Al momento - affermano in questura a Verona - non ci sono elementi che ci facciano privilegiare una pista piuttosto che un’altra».
I vicini di casa che stanno in corte Morosini, in un complesso recentemente restaurato e risalente al Seicento, un’idea di quel che possa essere successo nella mente di Mariacci proprio non ce l’hanno. «Erano persone educate e disponibili - dice Silvana Barbati, insegnante di scuole elementare -. Ricordo che lui una volta mi ha dato una mano a far ripartire la macchina rimasta in panne per una noia al radiatore. E i figli, pur non conoscendomi, mi salutavano mentre giocavano in giardino. Con la signora, poi, una donna bella e slanciata, scambiavamo qualche battuta. Lei era sempre sorridente. È davvero triste, però, accorgersi di quanto poco conosciamo chi ci abita accanto».
Un altro vicino ricorda il commercialista in compagnia dei figli. «Li portava spesso a fare passeggiate e si vedeva che li adorava, che non avrebbe potuto resistere senza di loro. E poi mi raccontava dei suoi giri in bicicletta. Era atletico e quando mi incrociava, di ritorno dalle sue corse in bici, mi annunciava raggiante: “Anche oggi venti chilometri". Non capisco cosa possa essere successo nella sua mente. Anche perché non ho mai sentito un urlo, una frase fuori posto provenire da quella casa. Era tutto così a posto, tutto così perfetto».
Quali sono le cause scatenanti di un simile evento? Per lo psicologo e psichiatra Paolo Crepet, la tragedia di Verona «lascia attoniti per la sua apparente - al momento - assenza di motivi». Per lo psicologo, tuttavia non si può parlare di «assenza di motivi». «Siamo noi che ancora non li conosciamo- aggiunge-, ma sicuramente qualcuno sa, qualcuno deve avere sentito qualcosa. Non è possibile pensare che cinque cadaveri non abbiano una spiegazione,