Disperso da lunedì operaio di una cava travolto dal fango

È stato travolto, con tutta probabilità, da una frana, senza avere la possibilità di mettersi al riparo: è un operaio di 44 anni, Paolo Marchini, che risulta ancora disperso nel ponente genovese, vittima della violenza del maltempo che lunedì si è abbattuto su Genova e sul resto della Liguria. A dare l’allarme per l’assenza dell’uomo sono stati i suoi compagni di lavoro che ieri mattina non l’hanno visto arrivare. Le ricerche hanno portato al ritrovamento del suo scooter, con ancora le chiavi inserite nel quadro, segno che al momento della frana l’operaio si trovava in sella al mezzo. La moto era in fondo ai detriti di uno smottamento in località Panigaro, sulle alture di Sestri Ponente, mentre cellulare e documenti si trovavano nella sala mensa della cava, in via Gneo, dove Marchini lavora. Secondo quanto ipotizzato dalle squadre di soccorritori, gli sarebbe stata fatale un’ondata di fango e sassi trascinati dall’esondazione del rio Chiaravagna. Alle ricerche, che sono state sospese ieri sera, ma riprenderanno nella giornata di oggi, hanno preso parte squadre di Vigili del fuoco, della Protezione civile e i volontari del Soccorso Alpino.
«Fino a poche ore fa si discuteva solo di danni materiali. Ora siamo in presenza di un disperso e questo aggrava il conto di questo alluvione» dichiara intanto il vicesindaco Paolo Pissarello, facendo il punto della situazione in consiglio comunale. E aggiunge: «È stato un evento eccezionale, con la caduta di 30 centimetri di pioggia concentrati in poche ore e in una zona circoscritta. La città ha risposto con prontezza, ma l’impatto è stato devastante». Infine, il capogruppo di Rifondazione comunista in consiglio comunale, Antonio Bruno, ricorda che «dal 2007 è in corso una procedura di esproprio per l’abbattimento del palazzo di via Giotto che ha avuto un’influenza nei tragici eventi alluvionali». In relazione, «considerato l’elevato ammontare dei danni e al notizia di un operaio disperso in quell’area», Bruno chiede di «venire a conoscenza di tutti gli atti, per comprendere i motivi per cui, a distanza di tre anni, non si sia riusciti a perfezionare un intervento essenziale per la sicurezza di Sestri Ponente».