Il dissenso «morale»

Quel Mussi ormai pure lui spelacchiato, e cogli occhi vicini così piccolini da rimpicciolirgli persino i baffi, m'è sempre più simpatico. E non solo perché ne emana il candore dell'inutile ripicca infantile: lui, Angius e Salvi sono persone per bene, di sinistra; ma in dissenso dal potere. Quindi restii a perdersi in quella ulteriore perversione della politica italiana ch'è il partito democratico. E in effetti stimo non ci sia persona, si viva in un paesetto o a Roma muta poco, la quale non se ne sia accorta: verso la Margherita accorrono i peggiori mestieranti politici. Adagiati nei loro affarucci consueti, e adesso però riconfortati: al riparo del prodismo, e pertanto di confindustriali e banche nomate, dell'ignavia dei magistrati, della stampa più distratta. E quanto poi ai ds: ma chi le frequenta le sezioni che hanno dato il 75% alla mozione di Fassino? Visitarle è per troppi un gesto interessato tra altri, quasi sempre venali. Come sono gli affaruzzi cooperativi, dell'Onlus per cui mungere pubblico denaro, della municipalizzata da spartire e dello stipendio da occupare. Vivono per gli stessi moventi dei banchieri amici o delle Asl calabre, per fortuna omicidi ancora esclusi. Ma nei ds da tempo è caccia alla prebenda; non certo all'ideale. Perciò il dissenso testardo di Mussi contro tutti deve dirsi morale, e un bene per tutti.
Insomma Mussi sarà di sinistra, dunque col cervello ingombro di manie astratte, ma almeno gli è rimasta una qualche lealtà all'ideale di una vita. E di buon senso. Perché legare le sorti di un partito a Prodi, e al suo governo che già non sta bene, è un'imprudenza. Ma lasciare ai gnè-gnè di Boselli la parte del socialismo in Italia è da scellerati. Piacerà ai manutencoli del potere, che già il partito democratico lo hanno premeditato per sé. Ma rendere indistinguibile la sinistra, per fare un partito vaghissimo, è una follia. Piacerà ai banchieri, forse a qualche americano. Ma a sinistra poi chi ci resta? Luxuria, o i deputati di Bertinotti, già adesso proni e pronti a tutto pur di salvarsi la poltrona? Insomma mi pare che Mussi, Salvi, e la baritonale voce di Angius siano la protesta e la riprova di quanto siano ormai universalmente biasimabili i partiti di Prodi.
In effetti che metà almeno della Cgil sia schierata con Mussi e compagni, e che dalla loro ci sia molta più gente di quella risultata ai congressi, avrà le sue conseguenze. Ma ancora più del congresso del 19 aprile a Firenze e delle sue conseguenze per il governo, conta il loro gesto, lo svelamento. Non ci stanno. E stavolta il dissenso non riguarda quanto sia esecrabile Berlusconi. Ma quanto lo siano le varie gesta di D'Alema e quindi Prodi, ambedue sempre più cartoni animati di una perfetta vignetta di Forattini. La finta bonomia di Prodi sta in Italia rovinando proprio tutti. E dunque la novità vera di queste giornate non è il vanesio broncio di Casini. Anche una sommaria indagine fisiognomica del leader Udc rivela infatti che costui non ha convoluzioni celebrali bastevoli a reggere le sue presunzioni. La novità è piuttosto questa altra sinistra che ha ogni diritto di non farsi affogare. E a cui conviene perciò la caduta del governo, non meno che alle destre. Quello prodista si riconferma il governo più ipocrita, e pasticcione, da sempre.
Geminello Alvi