Disservizi e tagli ai consolati Gli italiani scendono in piazza

Manifestazione oggi a Berna. Ridotti fino al 60% gli stanziamenti per le sedi all’estero. «In pericolo il voto per le elezioni del 2006»

Gli italiani residenti in Ticino non ci stanno. Si oppongono ai tagli alla rete consolare che oltre a generare disservizi, rischiano di mettere in pericolo la possibilità di votare dalla Svizzera alle elezioni politiche del 2006. Il governo di Roma, difatti, ha deciso di ridurre i fondi per le spese correnti per tutte le rappresentanze diplomatiche. Un ridimensionamento che non va giù al Coordinamento nazionale dei Comites, i Comitati degli italiani all’estero, e al Consiglio generale degli italiani all’Estero (Cgie). Oggi a Berna ci sarà una manifestazione davanti all’ambasciata italiana.
Da Locarno, Bellinzona, ma anche da Zurigo e da altre località della Svizzera confluiranno nella capitale i nostri connazionali – sono 510mila in Svizzera, 90mila in Ticino - per opporsi ai tagli che rischiano di pregiudicare la possibilità di esercitare un diritto «inseguito» a lungo. Gli italiani lo hanno ottenuto dopo una battaglia durata anni, portata avanti da Mirko Tremaglia, il ministro degli Italiani nel Mondo. Un diritto, quello di votare dall’estero, che adesso rischia di rimanere sulla carta, come del resto è già successo qualche mese fa. «Circa quattromila cittadini aventi diritto sono stati esclusi dalle liste elettorali per i referendum sulla procreazione assistita – dice Luigi Zanolli, presidente del Comites di Bellinzona e Valli -. Adesso vogliamo avere delle garanzie per la partecipazione alle elezioni che si terranno il prossimo anno». Il motivo per cui i plichi con il materiale per votare non sono giunti tutti a destinazione è da ricondurre all’incompletezza dell’elenco degli italiani residenti all’estero. Non coincidono, difatti, i dati dell’anagrafe consolare, completata sulla base delle iscrizioni dei cittadini stessi alla rappresentanza diplomatica, con quelli del ministero dell’Interno a Roma, che si basano sulle segnalazioni dei Comuni italiani. In pratica alcune persone risultano all’estero per i consolati ma non per il ministero dell’Interno o viceversa. Per questo lo scorso giugno quattromila buste su 65mila sono tornate al Consolato generale d’Italia a Lugano: il mittente era, difatti, sconosciuto.
«Stiamo perfezionando il meccanismo – dice Domenico La Spina, consigliere all’ambasciata d’Italia a Berna – in modo da ridurre i disguidi per le elezioni del 2006. Inoltre inviteremo tutti coloro che non ricevono la scheda elettorale a farlo presente alla rappresentanza diplomatica, in modo da aggiornare l’elenco. Comunque il lavoro di revisione è a buon punto: in Svizzera la percentuale di scarto tra gli elenchi è del 17% contro la media mondiale del 30%».
Ma quello di poter partecipare alla vita politica italiana, votando dall’estero, non è l’unica richiesta degli italiani in Ticino. Il Comites di Locarno lamenta disservizi destinati ad aumentare se diminuiranno le risorse a disposizione. «Già oggi – dice Vittore Nason, presidente del Comites di Locarno – c’è chi deve chiedere dei permessi, perdendo giornate di lavoro, per andare al Consolato di Lugano a richiedere il passaporto. I tempi di attesa per ottenere i documenti inevitabilmente si allungheranno con i tagli previsti dal governo». Tagli che si aggiungono a quelli precedenti. Nel corso degli ultimi anni sono state ridimensionate le rappresentanze consolari in Ticino: sono state chiuse le sedi di Chiasso, Locarno e Bellinzona. Nella capitale del Cantone adesso c’è solo uno sportello aperto una mattina alla settimana. Ma anche la sede di Lugano non è stata risparmiata dai tagli. Progressivamente è stato ridotto l’organico. Attualmente sono una ventina gli impiegati, una decina in meno rispetto a qualche anno fa. Inoltre il console aggiunto d’Italia, Giovanni Leoncini, da qualche giorno non presta più servizio negli uffici di via Pelli. Ha assunto un nuovo incarico all’ambasciata italiana a Madrid. E a Lugano non verrà inviato nessuno per rimpiazzarlo.
«Siamo stanchi – dice Nason - delle tante parole del nostro governo e dei suoi rappresentanti sull’immagine dell’Italia nel mondo e sulla risorsa che costituisce la presenza italiana all’estero, alle quali mai corrisponde un impegno concreto nei servizi erogati dalle sedi diplomatiche e nell’effettivo sostegno in campo culturale e nell’ambito dell’insegnamento della lingua e dell’assistenza dei nostri connazionali in stato di bisogno».