Il distacco di Ridolfi da chi lo legge

Le chiedo un aiuto. Roberto Ridolfi nel suo Il libro dei sogni, che sto rileggendo, critica Giuseppe Prezzolini che, in un elzeviro, definisce Alberto Moravia come «il nostro maggior narratore dopo il Boccaccio». Anch’io mi ricordo di aver letto quel giudizio che, pur essendo «prezzoliniano» fino al midollo mi sembrò, in effetti, un poco eccessivo. Aggiunge il Ridolfi a mo’ di conclusione: «Dopodiché vorrei sapere quale sia la stortura critica più badiale dopo il Bettinelli e il Baretti». La mia ignoranza letteraria mi rende oscuro il significato di questa conclusione. Mi può aiutare a capirla?


Quel passo di Roberto Ridolfi che le resta oscuro è, caro Bernuzzi, un piccolo saggio dell’aristocratico distacco che l’uomo di cultura italiano pone fra sé e il lettore comune. È la fotografia dell’ammiccamento del letterato che si rivolge ad altri letterati, è il lascito delle comunelle arcadiche e cortigiane. Non si può non riservare stima e ammirazione al Ridolfi scrittore e sommo bibliofilo (proprio nel Libro dei sogni ammette d’aver divorato più libri che pane), ma nemmeno perdonargli la debolezza di farsi volontariamente - e voluttuosamente - ermetico al fine di marcare la propria appartenenza ad una schiera di eletti intellettuali. Quando retoricamente si chiede quale sia la stortura critica più badiale, cioè più grossa, più esagerata, «dopo» il Bettinelli e il Baretti, Ridolfi fa il verso a Prezzolini. Il quale aveva appunto scritto di ritenere Moravia il maggior narratore «dopo» Boccaccio. Naturalmente questa sorta di calembour funziona se quelli di Giuseppe Baretti e, soprattutto, Saverio Bertinelli fossero nomi familiari, a tutti noti. E se tutti sapessero che l’uno stroncò Goldoni, l’altro nientemeno che il Sommo Poeta, Dante («Oh che sfinimento non fu per noi lo strascinarci per cento canti e per quattordici mille versi, in tanti cerchi e bolge, tra mille abissi e precipizi con Dante il qual tramortiva ad ogni paura, dormiva ad ogni tratto, e mal si svegliava, e noiava me»). Eccole, dunque, le badiali storture critiche che Ridolfi accomuna a quella, altrettanto badiale, di Prezzolini.
Resta però sacrosanta la paternale. Moravia il maggior narratore dopo Boccaccio! Questa è grossa davvero. Proprio in questi giorni, avviata da Camillo Langone (antimoraviano) è in corso un battibecco sulle virtù letterarie di Moravia, ma nemmeno i moraviani più sfegatati hanno osato giungere a dove giunse Prezzolini. Che io credo abbia subordinato il giudizio critico al sentimento di amicizia e di simpatia che lo legava a Moravia. Per fortuna, poi, lo stesso Prezzolini svilisce, fino a renderlo nullo, l’iperbolico apprezzamento. «Non vi fidate mai interamente di nessun consiglio - scrisse infatti nei Consigli di un autodidatta - di nessuna autorità, di nessuna storia letteraria. Compresa la mia».