Distinguiamo la lotta partigiana dal banditismo e dalla criminalità

Egregio dottor Lussana, in questi ultimi mesi (ed anni), ho seguito - con una certa apprensione - i vari interventi succedutisi sulla Resistenza contro il tedesco invasore nonché alla fraterna collaborazione da parte dei componenti la Repubblica di Salò.
Premetto che sono un ex partigiano combattente che nel mese di luglio 1944 a Bandita di Cassinelle (Alessandria) ero vice comandante di Distaccamento nella Formazione Partigiana «Giustizia e Libertà» diretta da Luciano Scassi (ex tenente dei Bersaglieri del Regio Esercito) fucilato dai nazi-fascisti a Castellazzo Bormida (Al) il 20 febbraio 1945.
Avrei dovuto essere ufficiale di picchetto (di servizio) il 30 settembre 1944, ma dovetti convolare a nozze e chi mi sostituì, fu sorpreso nel sonno, per cui ci fu una strage, purtroppo divenuta nota.
Dopo tale data (rastrellamenti ecc.) subii - come tanti altri «Banditi» - vicissitudini e molti cambiammo formazione, anche per continuare la lotta al tedesco invasore.
Desidero intervenire sui fatti scoppiati dopo la pubblicazione dei libri del giornalista/scrittore Giampaolo Pansa «Il Sangue dei vinti» e «La grande bugia» e sono sicuramente certo che, lo scrittore, si sia riferito, certamente, ai molti fatti (fucilazioni facili) verificatisi prevalentemente dopo la Liberazione ed in zone - già note per essere state, prima faziose fasciste, eppoi, faziose di estrema sinistra.
Si veda il noto «Triangolo della morte» (Bologna, Modena e Reggio Emilia) dove ex partigiani comunisti, misero in atto - e fino al 1950 - spietate fucilazioni certamente per fatti risalenti al periodo del ventennio fascista!
Quindi io sono sicuramente convinto che questi ultimi fatti non hanno nulla di ufficiale con la Lotta di Liberazione e la Resistenza, ma queste (quelle) azioni, purtroppo, si devono classificare come criminalità comune.
In proposito, nell’Autunno del 2000, ho anche inviato lettere raccomandate all’Istituto Storico della Resistenza di Alessandria e di Genova, per testimoniare le azioni compiute dalla Formazione «Giustizia e Libertà», nell’Estate-Autunno 1944.
Tanto per precisare e distinguere la Lotta Partigiana, dalle azioni di vero banditismo e criminalità.
Ringrazio per lo spazio che vorrà dedicare alla presente e porgo distinti saluti.