Distrazione fatale, le tolgono milza e colecisti sani

Le hanno asportato organi sani, senza una reale motivazione medica, causandole danni irreparabili. V.R., oggi 47enne, era stata ricoverata nella IX unità patologica chirurgica del Policlinico Umberto I il 14 gennaio del 2004 per un’ernia iatale (cioè la migrazione di un tratto di stomaco nella cavità toracica), la diagnosi di dimissione fu «plastica ernia iatale + colecistectomia» ma con grossa sorpresa, la donna quando un mese dopo, il 14 febbraio, andò a ritirare la scheda di dimissione, scoprì che le era stata asportata anche la milza. «Nonostante - spiega Giorgio Bernardi, dell’Associttadini, l’Associazione degli utenti e dei consumatori che ha fornito assistenza alla signora - non vi fosse alcuna diagnosi medica che giustificasse l’intervento». Oggi per quella «distrazione» sono stati rinviati a giudizio due medici del Policlinico universitario, il professore Angelo Giorgio, ordinario di Medicina e il dottor Paolo Sammartino, Ricercatore. Nella relazione dell’intervento operatorio del 2 febbraio 2004, contenuta nella cartella clinica, parlarono di «Evidenziazione di una lacerazione capsulare all’ilo splenico con discreto sanguinamento». «Per tale motivo - aggiungevano - si procede, previa lussazione della milza, a splenectomia (asportazione dell’organo, ndr)». Ma la difesa replica e nell’esposto presentato in Procura nel maggio successivo scrive: «Non si capisce a che cosa sia dovuta la “lacerazione”, posto che al momento dell’esame obiettivo contenuto sempre nella cartella “alla palpazione l’addome è trattabile in tutti i quadranti non dolente né dolorabile”, né fu diagnosticata alcuna malattia specifica della milza». Non solo. Il medico di famiglia attesta che «nel corso degli anni V.R. non ha mai evidenziato problemi legati alla milza». Il pubblico ministero Attilio Pisani apre un fascicolo d’inchiesta. Acquisisce la cartella clinica dell’intervento e la scheda di dimissione, prende visione di un referto ecografico successivo, dell’11 marzo dello stesso anno, dispone il sequestro immediato di tutta la documentazione ospedaliera che, altrimenti, potrebbe essere compromessa. Nomina, infine, i periti medico-scientifici. Le conclusioni sono sconcertanti. Tanto che il 15 dicembre scorso, Pisani decide per il rinvio a giudizio dei due chirurghi. Perché «concorrevano - scrive nella citazione - a cagionare alla paziente lesioni personali gravi consistenti nell’indebolimento permanente dell’organo della digestione e di quello emopoietico (che produce le cellule del sangue, ndr) conseguente all’asportazione della milza e della colecisti per colpa consistita in imprudenza e imperizia e in particolare perché sottoponevano la paziente al suddetto intervento chirurgico senza che vi fosse indicazione alcuna, in quanto la stessa non presentava alcuna sintomatologia riferibile alla patologia colecistica, non era portatrice di calcoli nella colecisti e nelle vie biliari come confermato dagli esami radiografici eseguiti e, infine, perché l’ernia iatale non rappresenta una condizione di interesse chirurgico». Insomma, accuse pesanti come macigni. «Come associazione abbiamo scritto ben due volte al general manager dell’Umberto I, Ubaldo Montaguti, chiedendo quali provvedimenti, nel frattempo, siano stati presi dalla direzione ospedaliera nei confronti dei due medici - afferma ancora Bernardi -. Perché un malato che arriva al pronto soccorso del Policlinico universitario non debba temere di finire sotto i ferri per ragioni inesistenti. Con la possibilità che, magari per un tumore o per dei calcoli che non ci sono, gli vengano tolti organi vitali. Chiediamo trasparenza - conclude -, ma finora non abbiamo avuto risposte. La paura è che vi sia la volontà di tenere sotto tono la vicenda. Soprattutto c’è da capire se si sia trattato di un errore medico isolato o meno». La mente dell’Associttadini va al caso Huscher, quello dell’ex primario di Chirurgia del San Giovanni licenziato in tronco nel 2005 dopo la denuncia di un suo assistente il quale sosteneva che il suo coordinatore operasse pazienti per tumori e altro senza reali diagnosi. Allora il sospetto fu che Huscher asportasse milze, utero, colon e intestini, pur di privilegiare l’utilizzo di macchinari «sponsorizzati» da un’industria farmaceutica.
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