Distretti, in arrivo la tassazione di gruppo

I professionisti: buona idea, ma occorre prudenza

I distretti produttivi sono da tempo un pilastro portante dell’economia italiana. Ora diventano anche un tassello chiave della fiscalità d’impresa, come ci spiega Andrea Trimarchi, presidente della Fondazione Pacioli. «È un istituto completamente nuovo - dice - così come lo è la disciplina che se ne occupa, prevista dall’ultima legge finanziaria. In realtà, la normativa è ancora in corso di definizione, tanto che le stesse caratteristiche e modalità di individuazione del distretto devono ancora essere precisate, ma è presumibile che il legislatore abbia tenuto presenti le realtà già esistenti». Cioè i collegamenti che nascono spontaneamente fra imprese che si trovano nella stessa zona geografica e operano nello stesso settore. D’ora in poi, questo legame economico diventerà operativo anche per quanto riguarda il rapporto con la pubblica amministrazione e con le banche, rendendo possibile la generalizzazione di esperienze già esistenti, come i «bond di distretto» attuati a Vicenza e nel Nord-Ovest.
Obiettivo del nuovo sistema di regole è quello di semplificare gli adempimenti e favorire l’accesso ai contributi e al credito, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese, «zoccolo duro» del made in Italy. Le aziende con un fatturato inferiore a 3 milioni di euro costituiscono infatti un mondo che rappresenta il 47% del Pil e oltre il 50% dell’occupazione del Paese.
Ma la novità assoluta riguarda soprattutto l’aspetto fiscale. «Le imprese appartenenti allo stesso distretto potranno optare per la tassazione di gruppo - spiega Trimarchi - seguendo il modello introdotto dalla riforma fiscale per le società di capitali. In pratica, il distretto funzionerà, nei confronti delle aziende che ne fanno parte, come una società controllante rispetto alle controllate. Potrà quindi presentare una dichiarazione, compensando al suo interno redditi e perdite delle diverse imprese, che siano individuali, società di persone o capitali». «Una scelta certamente apprezzabile - commenta ancora Trimarchi- anche se la novità della materia suggerisce una certa cautela. Il timore è che la nuova disciplina possa essere utilizzata strumentalmente per occupare spazi professionali da parte di soggetti non professionalizzati. Il nostro auspicio, quindi, è che, nei decreti di attuazione della normativa, siano rispettate le caratteristiche della categoria previste dai decreti sulla nuova professione economico-contabile. E questo nell’interesse non solo dei professionisti, ma anche dei contribuenti e, in ultima analisi, dell’amministrazione fiscale stessa».