Distributore chiuso per pista ciclabile Sì al risarcimento da 300mila euro

La chiusura «per pista ciclabile» del distributore che da 60 anni serviva benzina sui bastioni di Porta Venezia è costata al Comune la condanna a risarcire il proprietario e il gestore per 300mila euro. Lo hanno stabilito i giudici del Tar. La sentenza ha origine dalla decisione del Comune all’epoca della giunta di Letizia Moratti di non creare gli accessi al distributore in occasione della costruzione della corsia riservata ai ciclisti. A gennaio l’amministrazione ha comunicato agli interessati la sospensione l’attività per i mesi necessari a costruire la pista. E un mese dopo li ha avvisati che non avrebbe rinnovato la concessione per l’impianto sul suolo pubblico.
Per il Comune il distributore chiuso il 30 gennaio avrebbe potuto riaprire solo dal 20 aprile, quando poi è stata inaugurata la ciclabile fino alla scadenza della concessione, il 31 dicembre 2011. A patto, però, che il proprietario pagasse gli 80mila euro necessari a girare gli erogatori di benzina verso il controviale che costeggia la strada. Di qui il ricorso al Tar, con veniva rivendicato il diritto a proseguire la propria attività nel rispetto della sicurezza dei ciclisti o almeno a un risarcimento per il danno subito. A cui il Comune ribatteva, rimarcando il diritto alla revoca della concessione «senza alcun indennizzo», perché «d’altra parte vi è l’interesse pubblico a consentire la realizzazione della pista ciclabile». Secondo il Tar il ricorso va accolto perché il Comune ha violato il principio della trasparenza. Questo perché, si legge nella sentenza, ha inviato ai ricorrenti un primo «provvedimento di sospensione dell’attività» in cui «non prospetta affatto l’ipotesi che il provvedimento finale possa essere di sostanziale cessazione dell’attività per incompatibilità con la pista ciclabile».