Districarsi con gusto nella cucina asiatica

La domanda che tutti fanno è «dove si mangia bene?». E le risposte, oltre che svariate, non sono mai facili. Decisivo il parametro scelto, che il più delle volte coincide con il prezzo. A livello di etnico, il conto non rappresenta un ostacolo che mette ansia, soprattutto lontano dal Giappone. E, visto che siamo a fine agosto e tra poco Milano riprenderà a stritolarci, questo appuntamento è una microguida al meglio degli altri mondi che spignattano all’ombra delle Madonnina.
Partiamo da chi ha stregato i milanesi: la cucina giapponese. Quattro insegne: Finger’s, Osaka, Zen Sushi e Zero. Il primo (02.54122676), è il posto del nippo-brasiliano Roberto Okabe che a primavera ha voluto al suo fianco Bruno Soleri, ex Lovenfood, che i lettori di questa pagina ben conoscono. La loro cucina è ironica, ricca e intelligente. Osaka (02.29060678), è il Giappone tradizionale, rigoroso, da Zen Sushi (02.89013557), la presenza del nastro trasportatore rende l’atmosfera più informale e il contatto con i sushimen più facile. Zero (02.45474733), invece, è ambizioso, fantasioso e altamente modaiolo, pochi posti contesissimi (e costosi).
L’ex stella etnica meneghina, la Cina, non farà più notizia, ma ci sono lo stesso posti che meritano a iniziare dal Giardino di Giada (02.8053891, Lon Fon (02.29405153) e Taiwan (02.6702488). Il primo beneficia di un ristrutturazione in fondo recente, il secondo di quasi trent’anni di vita milanese dei titolari, e il terzo dell’originalità della carta perché Taiwan è un’«altra» Cina.
E se Spice (02.341290) è la migliore Thailandia in città (attenti: tutto quello che si ordina viene portato a tavola assieme) e Gin Mi (02.29516394) lo è a livello di Corea, questo viaggio lampo in Asia non può che concludersi in India: al Rangoli (02.29005333), al Just India (02.20480385) o al Taj Mahal (02.69000245).