La disuguaglianza uomo-donna genera povertà

Rapporto stilato dal Progetto delle Nazioni Unite per il Millennio, un comitato di oltre 250 esperti di tutto il mondo

da Roma

La disuguaglianza fra uomini e donne è una delle principali cause di povertà: è quanto emerge dal rapporto stilato dal Progetto delle Nazioni Unite per il Millennio, un comitato di oltre 250 esperti di tutto il mondo. Nel 2000 gli otto Obiettivi di sviluppo del Millennio (Mdgs) hanno tracciato un piano per ridurre della metà la povertà estrema entro il 2015. Nel corso dei prossimi dieci anni centinaia di milioni di persone potrebbero essere liberati dalla morsa della povertà, ma perché questo accada bisogna che uguaglianza di genere e salute riproduttiva non siano più un'utopia.
Il rapporto «La promessa dell'uguaglianza: equità di genere, salute riproduttiva e Obiettivi di sviluppo del Millennio» analizza il livello di attuazione degli impegni che la comunità globale ha assunto nei confronti dei più poveri ed emarginati del mondo, evidenzia i progressi, mettendo in luce le inadempienze ed esaminando i legami tra povertà, uguaglianza di genere, diritti umani, diritti riproduttivi, conflitti e violenza contro donne, ragazze e bambine.
Gli otto obiettivi vanno dal ridurre della metà la povertà estrema all'affrontare il problema della mortalità materna, all'invertire la tendenza dell'epidemia di Hiv/Aids.
La ricetta per il raggiungimento degli obiettivi sembrerebbe essere, secondo quanto sostengono gli esperti, strettamente collegata allo sviluppo del ruolo femminile nelle società dei Paesi in via di sviluppo. L'istruzione femminile, com'è stato dimostrato, è un fattore critico per la riduzione della povertà e per lo sviluppo, la ricerca dimostra, infatti, che l'istruzione di livello superiore è associata a migliori prospettive economiche, miglior salute riproduttiva, maggior consapevolezza della minaccia dell'Hiv e ad un diverso atteggiamento nei confronti di pratiche pericolose per la salute come la mutilazione/il taglio dei genitali femminili.
Per quanto riguarda il lavoro, invece, oltre a badare alla casa, molte donne lavorano duramente negli stabilimenti di confezioni, nelle fattorie, nelle fabbriche, nei mercati, in miniera e in ufficio, e lo fanno molto spesso in assenza di politiche, leggi, istituzioni e servizi che le tutelino. Il rischio di licenziamento se restano incinte è altissimo, e in generale godono di un minor reddito complessivo e di minore sicurezza del posto di lavoro rispetto agli uomini, per fare degli esempi. Anche la salute riproduttiva, fra gli scopi del piano, consentirebbe un miglior tenore di vita permettendo, tra l'altro, di stabilire il numero e l'intervallo tra i figli e portando alla creazione di più piccoli nuclei familiari. Povertà, discriminazione e violenza rendono donne e ragazze particolarmente vulnerabili alla trasmissione dell'Hiv. Negli anni '80, quando l'Aids è emerso per la prima volta come preoccupazione di salute pubblica, la maggioranza dei contagiati era di sesso maschile.