Dite ad Amauri che prima di lui ci sono questi

Toni l’ha detta giusta. Voce del cuore, voce di spogliatoio catalogabile come mal di pancia. «Amauri ha gestito male la vicenda per l’azzurro. Eppoi bisogna prendere in considerazione tutti. Di Vaio sta facendo bene, sarei contento ci fosse Pazzini». In sintesi: cosa ce ne facciamo di Amauri? Appunto. Il glorioso Ciccio Graziani è stato un benemerito della maglia azzurra.

Lo definivano “generoso” e non si andava oltre. Amauri ha più tecnica ma resta un “generoso”, un mulo che scalcia in area di rigore, non certo un cavallo di razza che sgarretta. Perché mai Lippi se ne sia invaghito, non è comprensibile. Ma il ct non è mai stato famoso per azzeccarci con certe scelte (indimenticabili le valutazioni di mercato all’Inter). Dirà: è la miglior alternativa a Toni. Come se il nostro campionato non abbia altro. Prendiamo un po’ di nomi a caso. Partiamo da Toni e aggiungiamo Rossi, Gilardino, Iaquinta, Quagliarella, Di Natale, Pazzini, Cassano, Floccari, Di Vaio. Dimentichiamoci pure dell’assatanato Inzaghi e del fragile (muscolarmente) Borriello. Snobbiamo anche la gioventù rampante interpretata da Acquafresca e Balotelli.

Contati sono 14 e, probabilmente, non esiste ct al mondo che abbia voglia di fare a meno di una decina di questi (Inzaghi compreso) e, soprattutto, che trovi indispensabile valersi dell’opera di Amauri. Non lo crede neppure Dunga che in attacco ha seta pura, ma forse non così varia. Lippi dice di lavorare sempre in nome del gruppo, che poi è un bel paravento, un po’ usurato. Ma, allora, in nome di questo gruppo con mal di pancia, dovrebbe rivedere i concetti su Amauri. Se, invece, lavorasse in nome della logica calcistica, si sforzerebbe di portare in nazionale più qualità (Cassano) o quelli con l’instinct killer, che Amauri non possiede in quantità industriale. Diciamo Pazzini e Di Vaio, per non dire Balotelli e Acquafresca.

Si dirà: qualcuno non è abituato alle grandi competizioni, qualcuno potrebbe sentire la maglia azzurra molto più pesante. Tutte ipotesi. Siamo, e siamo stati, il calcio degli oriundi, ma oggi preferiamo l’italiano vero. E seguiamo la tesi di Toni: che ce ne facciamo di Amauri? Diamogli il passaporto e teniamoci la maglia.