«Dite che non siamo da Champions? Ne parliamo a febbraio...»

Avete presente Deki? Quel tipo sul metro e ottanta, serbo di Belgrado centro, due braccia così e due gambe caricate a pallettoni? Dejan Stankovic per intenderci? Bene: quando è contento gli diventa la faccia da clown. Crede che i ragazzini facciano il tifo per lui per quello che lascia sul campo, invece si sono accorti che è emozionante e tenero. Gli altri Dejan dovrebbero conoscerlo.
Però così non vale, giusto?
«Non vale cosa?»
Figlio di calciatori, dai, anche la mamma, e il papà, tutta la famiglia… così è sleale…
«Mamma Dragica faceva l’attaccante nello Sloga, e papà Borislav era nell’OFK Beograd. Con due genitori così che cosa avrei fatto da grande secondo voi?
A Belgrado quali alternative c'erano?
«Poche, anzi nessuna, lì non si sta benissimo neanche adesso, il calcio è una strada, non breve, ma ancora una strada».
Bè, se non c’erano alternative...
«Andavo a scuola e appena ho imparato a scrivere e leggere ho capito che cosa avrei fatto. Quando ero piccolo il calcio era amore vero, adesso i ragazzi giocano per diventare famosi, ma questo è il mondo che abbiamo voluto».
Il suo com'era?
«A tredici anni era quaranta minuti di pullman per andare a fare l'allenamento in uno stadio con temperatura sottozero».
E adesso?
«Neppure io mi rendo conto dove sono arrivato, in che squadra gioco e con chi. Me lo ricordano gli amici quando ci troviamo a parlare, e io ogni volta sono sorpreso e mi emoziono sempre».
Giocare nell'Inter è stata una fortuna?
«La storia della Juventus?»
Mettiamoci una pietra sopra…
«L'avete fatta lunga un mese, prima il contratto firmato con Bettega, e la storia di Moggi. E poi ancora Stankovic che chiama la Juventus. Io invece ricordo solo il 16 luglio quando eravamo a Brunico.
Cosa è successo?
«Josè Mourinho è venuto da me, dieci minuti di colloquio, alla fine mi guarda e fa: onora questa maglia».
Che botta!
«Bene, mi sono detto, vuol dire che qualche partita la gioco anch’io».
Qualche partita?
«Quel giorno mi sono messo qualcosa in testa e non me la sono più tolta. La mia testa… ogni tanto mi si tappa la vena e va tutto storto, perdo lucidità e spreco energie. Per fortuna mi succede solo quando sto perdendo. E qui adesso si perde poco».
Allora va bene?
«Sì, sono fortunato a giocare nell’Inter. Gioco con Ibrahimovic e Maicon».
E lei dove si mette?
«Sono un anello della catena».
Ma dai, in questa squadra lei è quello che ha vinto di più...
«Questo è il passato».
Migliore contro la Roma, standing ovation con la Juve, gol al Chievo che non riesce neppure alla playstation se giochi da solo...
«Ma poi abbiamo smesso di lottare e abbiamo concesso al Chievo due reti e una speranza».
Alle altre invece non concedete neanche quella...
«Rientreranno tutte».
Mourinho ha detto una cosa da Inter...
«Quale?»
Ha detto: tutti mi chiedevano di battere la Juve, ho capito che gli interisti avevano compreso come mai prima non vincevano.
«Partita meravigliosa, tecnica e coraggio, ero stanchissimo e felice».
Che meriti ha Mourinho?
«Lui è dentro la squadra, ha il controllo. Perfezionista, una sorpresa anche per noi, mi ha fatto partire alla pari, è una persona diretta».
Anche troppo?
«Mi aveva detto che non ero quello della Lazio. Adesso mi da dei compiti, mi piace avere delle cose da fare»
Cosa deve fare?
«Ho davanti due punte, devo infilarmi».
È l’Inter definitiva?
«Adesso è questa. Poi io ho i miei obiettivi personalissimi».
Sarebbe?
«Chiunque sia il mio avversario gli devo andare sopra, fargli sentire che ci sono. E poi pensare al mio compito mi dà equilibrio e non mi lascio influenzare dalle critiche. Quelli che giudicano non mi sono mai piaciuti, sono come un avversario scorretto».
È l'Inter più forte?
«Quella che ha vinto con trenta punti di vantaggio era un’Inter esagerata, 17 vittorie consecutive… Ma forse quel campionato non era forte come quell’Inter. Questo è più duro».
Come farete a confermarvi campioni?
«Ogni volta che vinci diventi più forte».
Adesso è tutto chiaro: giocate in Europa per indebolirvi?
«Siamo partiti malissimo, ma nelle altre stagioni abbiamo fatto meglio e poi a febbraio siamo spariti».
Insomma in Champions vi siete trattenuti?
«La stagione è lunga, tutti adesso parlano del Barcellona, ma a febbraio le cose potrebbero cambiare».
Vi siete presi i campioni del mondo...
«Non sono preoccupato, temevo il Liverpool. Sono di altissimo livello con in più Steve Gerrard. Se ci giochi contro capisci come guida la squadra, lo vedi subito che è un leader, lui è uno che cambia la partita».
Mourinho è contento di aver trovato il Manchester United, ci sarà una grande atmosfera e queste sono le partite che preferisce. Ha detto anche che ha conosciuto pochi uomini emotivi e sensibili come Stankovic che ritiene una sua personalissima vittoria. Dice che lei è un uomo fantastico e che all’Old Trafford farà una grande partita...
Questa però non è una domanda. A Dejan viene la faccia da clown si alza e saluta.