Ditelo con i fiori: così l’inverno cambierà stagione

Si dice che tra un fiore colto e l'altro donato ci sia l'inesprimibile nulla. Tra le «fleurs du Gucci» e il «Flora-flage» di Versace c'è invece un tutto che si chiama coraggio. Stiamo comunque parlando di due collezioni perfette dal punto di vista delle tendenze e destinate a lasciare un segno positivo nel fatturato del prossimo inverno di entrambe le maison. Ma mentre l'uomo Gucci rimane algido e tutto sommato troppo prudente, quello di Versace si mette in gioco fino alle estreme conseguenze: prendere o lasciare.
Frida Giannini dice di essersi ispirata allo stile lussuoso e al tempo stesso bohemienne dei poeti maledetti intesi come Baudelaire, Rimbaud e Verlaine, allo spirito ribelle di Helmut Berger che traspare perfino nelle divise austroungariche del viscontiano Ludwig e all'estetica grunge nata sul finire degli anni Ottanta a Seattle. «Ho scelto una galleria di personaggi complicati, introversi, difficili da maneggiare ma che nel loro silenzio possono dire tante cose» annuncia l'intelligente ragazza alla guida della griffe delle due G mostrandoci da vicino i risultati ottenuti lavorando il cavallino al laser fino a ottenere un disegno tappezzeria ton sur ton sulla pelliccia e, soprattutto, i meravigliosi broccati dai colori caravaggeschi. Visti appesi nel backstage i capi sono di una bellezza senza confini: cappottini e giacche sartoriali, magnifici pantaloni con motivi fiorati intessuti graficamente nello jacquard, semplici camicie da pittore su cui stratificare pullover e giacconi oltre agli accessori più sensazionali della stagione. Tra questi si ricordano soprattutto le borse «diligenza» in velluto da tappezzeria oppure coccodrillo con manico di corno, i fiori in seta da appuntare all'occhiello e degli stivali da equitazione a dir poco strepitosi. Tutto questo visto in passerella non aveva tutta la forza espressiva che avrebbe meritato. Infatti qualcuno a botta calda ha commentato «Più fighetto che maledetto».
A ben pensarci, però, cosa diavolo potrebbe fare di più una stilista se non i più lussuosi prodotti del mondo per il target della sua griffe? Risponde Donatella Versace con un capo sensazionale: il classico completo gessato con giacca doppiopetto e la gessatura piazzata al centro in un sapiente gioco tra proporzioni sartoriali e ribellione allo stato puro. L'inconfondibile motivo mimetico altrimenti detto camouflage diventa un'allegra e coloratissima sarabanda di fiori sul completo jeans e blouson con collo di castoro verde fluò, sulle fantastiche camicie in seta stampata e sul completo mutandoni (tecnicamente si chiamano jones) e T-shirt portato con gli anfibi e uno straordinario pastrano militare in cashmere blu mixato con ermellino e cincillà. «Glamour per uomini duri» dice la stilista poco prima di far sfilare 19 modelli chiamati in esclusiva perché ognuno di loro rappresenta una diversa tipologia dell'uomo Versace: dal business man che coniuga eleganza con stravaganza, al divo del rock che si concede jeans e giubbotti borchiati e ricamati su ordinazione.
«In questo momento sono crollati tanti miti, anche l'idea del militare» dice Donatella e in effetti le mille spille sul baschetto da marines, la maxi borsa a secchiello e soprattutto quell'esplosivo motivo «Flora flage» non tolgono niente alla mascolinità tranne la noia. Dello stesso segno anche se tutta diversa la collezione di Umit Benan che essendosi ispirato all'idea del soldato l'ultimo giorno di guerra, fa sfilare i suoi modelli sullo sfondo di una caserma in cui sono saltate tutte le regole salvo quelle del buon gusto. Strepitoso l'esordio di Paul Surridge da ZZegna con una collezione ispirata all'idea del giovane gentiluomo di cui si sente un gran bisogno perché non basta mettersi il vestito del papà per essere eleganti e al tempo stesso moderni. Basterebbe un doppiopetto a sei bottoni in tecno mohair con i bottoni ricoperti di gomma oppure un montgomery blu con zip in rame al posto degli alamari per sdoganare il classico dalla noia.