«Il Dito medio in piazza? La finanza se l’è meritato»

Il pericolo è sempre stato il suo mestiere, ma quel dito medio eretto davanti alla «sua» Borsa proprio non se l’aspettava. Lui, Ettore Fumagalli, ex presidente (ma sarebbe meglio dire capostipite) degli Agenti di Cambio, 50 anni a piazza Affari passati a gestire le compravendite dei titoli delle imprese di tutto il mondo, osserva il monumento L.O.V.E. di Maurizio Cattelan e riflette. E si domanda: perchè proprio qui quel gesto ingenuamente provocatorio, proprio ora che alla Borsa non si grida più e che il recinto che conteneva la folla di invasati broker è stato ormai da anni sostituito da un silenzioso ma non meno inquietante mercato elettronico dove si decidono i destini dell’economia globale tra montagne russe e qualche bolla di troppo? E poi, siamo proprio sicuri che quella scultura che tanto ricorda i vaffa di grilliana memoria sia proprio rivolta a loro, guru e peones della finanza, e non a tanti incauti investitori, oppure rappresenta solo il simulacro di una crisi che ha aperto un varco sempre più profondo tra i cosiddetti nuovi ricchi e sempre più piccoli risparmiatori? Fumagalli ne ha viste troppe per allinearsi ai no comment fintamente indifferenti dei suoi giovani colleghi che a telefono si limitano a risponderci: ma chi gliel’ha detto che Cattelan pensava a noi? «Il significato di quel gesto è abbastanza evidente - dice invece Fumagalli - e posso solo dire: la finanza di questi ultimi anni se lo è meritato». Il decano della Borsa preferisce sorvolare sulla valenza artistica dell’opera: «Non sono un critico e sarebbe meglio lasciare il giudizio ai posteri. Certo, se è vero che l’opera è stata accolta con tanto entusiasmo c’è da riflettere». La gente, forse, esulta perchè in fondo imputa anche alla Borsa buona parte delle responsabilità di una crisi che non sembra dare cenni di ripresa. «Vero, anche se la Borsa è solo una parte del mondo finanziario e ci sono altri soggetti che meriterebbero di finire all’indice (o al medio) della pubblica piazza: in primis le banche, ma anche e soprattutto gli organismi di controllo che sulle bolle speculative avevano avuto tutti i campanelli d’allarme e non hanno, loro, alzato un dito». Fumagalli, che in 50 anni ha visto il passaggio da una Borsa «domestica» monopolio degli agenti di cambio alla globalizzazione partita negli anni ’90, oggi si definisce un «talebano» della finanza. «Penso di avere la coscienza a posto perchè la barca della mia clientela è sempre uscita indenne, al massimo con qualche vela strappata. Ma altri hanno compiuto errori catastrofici e imperdonabili. Ecco, una scultura ci starebbe benissimo davanti al Financial Stability Forum oggi diretto da Mario Draghi. Visto che Cattelan passa molto tempo a New York farebbe meglio a metterne un bel po’ da quelle parti, davanti alle sedi delle banche internazionali che sono state l’epicentro della crisi». Per il momento il Dito Medio resta qui, a vitalizzare una bellissima piazza trattata, diciamolo, piuttosto maluccio, fin dai tempi in cui, al posto della scultura di Cattelan, campeggiava l’orrendo Gabbiotto che ospitava le compravendite dei titoli. «Ora che la Borsa di Milano è stata assorbita da Londra, quel palazzo potrebbe diventare un luogo d’arte e di cultura, oltre che di eventi». E perchè no?