Diva, principessa e mamma: Grace Kelly

L’apprezzamento più significativo viene da Alberto, sovrano di Monaco. «In queste pagine ritrovo mia madre», ha detto a Enrica Roddolo, autrice di «Grace Kelly», biografia della diva di Hollywood divenuta principessa sposando Ranieri III nel 1956. Il volume, pubblicato nel 2007, quando la mostra-evento «Les Années Grace Kelly» ne celebrava la memoria a 25 anni dalla tragica scomparsa, è stato presentato a Genova poco prima di Natale, per iniziativa dell'associazione culturale «La Maona».
«Quel suo magnetismo della grazia e della bellezza mi ha conquistata, bambina», racconta nell'introduzione la Roddolo, che è caposervizio de «Il Mondo», settimanale economico del «Corriere della Sera», ed ha al suo attivo altri libri sul Principato. È stato quel fascino, anni dopo, il punto di partenza per la ricerca storica da lei svolta a Montecarlo, negli archivi di Stato di Milano e Genova, e proseguita attraverso le interviste al principe Alberto, particolarmente legato alla madre, nell'intento di scoprire qualcosa della persona autentica dietro l'immagine sfolgorante della star e della principessa, coltivata dai rotocalchi e dalle cronache mondane.
Con grande interesse quindi, ma anche con misura e con un taglio giornalistico che conferisce alla narrazione vivacità e scioltezza, la Roddolo ripercorre la vicenda dell'americana Grace Patricia Kelly sullo sfondo di mezzo secolo di storia contemporanea e in particolare della Dolce vita degli anni Cinquanta e Sessanta, dalla nascita nel 1929 a Filadelfia, in una facoltosa famiglia borghese, alla lotta caparbia per il successo nel mondo del cinema, coronato dall'Oscar come miglior attrice nel 1955, all'incontro con Ranieri e alla nuova vita in Europa come principessa, moglie e madre, fino all'incidente mortale del 1982. Un libro avvincente, un mistero non svelato, ma nuova luce sul profilo psicologico e sull'umanità di Grace, intrigante bellezza bionda dai lineamenti perfetti, occhi di acquamarina, portamento regale. «Chi l'ha vista santa, chi peccatrice. Lady di ghiaccio o donna di fuoco e passione?», si chiede l'autrice, che parla di «natura complessa e sfaccettata, come un diamante» per un essere «fragile, sottile ma resistente come un filo di seta». Frank Sinatra, Oleg Cassini, Bing Crosby e il pigmalione Alfred Hitchcock sono solo alcune delle tante conquiste, vere o presunte, attribuite a Grace durante la breve e brillante carriera cinematografica.
In lei, razionalità, determinazione e perfezionismo convivono con buon senso, verve ironica, fede religiosa, amore profondo per Ranieri e per i figli Carolina, Alberto e Stéphanie, di cui si occupa in modo rigoroso e tenero insieme. Come principessa sovrana, affianca e sostiene il marito nella gestione degli affari del principato, sa attrarre il bel mondo per promuovere la favola di Montecarlo, si impegna nel campo dell'arte e delle iniziative umanitarie. Rinuncia al cinema, ma sfrutta quanto ha appreso della recitazione per interpretare superbamente il ruolo di first lady della sua nuova patria. Calzante il parallelo tra «la camaleontica capacità di reinventarsi senza mai rinnegare se stessa» di Grace e la stessa caratteristica di Monaco, il piccolo principato che deve superare mille insidie prima di riuscire a rilanciarsi in un futuro dorato. E interessante il confronto tra le famiglie Kelly e Kennedy, che hanno in comune le origini irlandesi, la religione cattolica, la conquista della ricchezza e del prestigio sociale. Fino all'amicizia tra Grace e Jackie, forti personalità dai tratti analoghi, entrambe simbolo del lusso e dell'eleganza di un'epoca, e ciascuna quasi un alter ego dell'altra.
Enrica Roddolo, «Grace Kelly», Ugo Mursia Editore, pagg. 224, euro 17.